E’ una relazione sul “nulla” quella diffusa dal ministero della Salute sull’ applicazione della legge 40, quella sulla fecondazione medicalmente assistita. Atteso dal Parlamento il 30 giugno, il faldone inviato dal ministero si limita soltanto a fornire un elenco numerico dei centri dove in Italia si effettua la fecondazione, verificati peraltro «attraverso una indagine telefonica rapida». Nulla, invece, viene riportato circa il numero delle coppie che hanno fatto ricorso alle tecniche oggi consentite, di quelle che hanno invece preferito andare all’estero e, soprattutto, del numero dei nati dall’entrata in vigore della legge 40, avvenuta quattordici mesi fa, e di quanti «tentativi» non sono invece andati a buon fine. «Se è cosi, è veramente allucinante», è il primo commento a caldo di Grazia Labate, capogruppo ds in commissione Affari sociali, «chiederemo subito al ministro Storace di venire in Parlamento a riferire». In base all’articolo 15 della legge 40, il ministero avrebbe infatti dovuto fornire tutt’altri dati e non una mera elencazione di percentuali e numeri relativi ai centri attivi sul territorio nazionale che, si legge comunque nella relazione, sono 327 di cui 104 praticano soltanto l’inseminazione semplice mentre i rimanenti 221 praticano le tecniche maggiori di Pma. Scrive il ministro Francesco Storace: «Nella presente relazione vengono descritte le attività svolte nel 2004 e gli adempimenti previsti dalla stessa legge. L’obiettivo è anche quello dì offrire agli utenti ed ai servizi sanitari interessati un documento organico in grado di fornire tutta la normativa finora prodotta al fine di monitorare, coordinare e indirizzare il vasto campo delle attività in materia». Seguono 21 pagine in cui si riporta oltre al numero dei centri (dove si scopre che in Umbria e in Val d’Aosta non ce ne sono), una serie di percentuali ed elenchi vari, compresi i regolamenti emanati dalle regioni ed i fondi stanziati.
Insomma, non è certo quello che il Parlamento attendeva di leggere. «Soprattutto- incalza la Labate – non è ciò che prevede la legge stessa». Per il radicale Marco Cappato, il Ministro ha diffuso informazioni che comunque non poteva disporre «visto che non è stato ancora emanato il decreto che istituisce il Registro nazionale dei centri, sulla base del quale l’istituto Superiore della Sanità avrebbe dovuto raccogliere i dati per poi presentare una relazione entro il 28 febbraio, richiamata come ‘base’ per la presentazione della relazione del Ministro in Parlamento». Il governo sembra dunque essere in ritardo su tutta la linea. Un atteggiamento «omertoso», lo aveva definito prima ancora che la relazione venisse consegnata la diessina Katia Zanotti. Mentre Tiziana Valpiana (Prc) si interrogava meravigliata: «Non capisco su quali centri il ministero baserà la ricerca: quelli che ho contatto io mi hanno assicurato di non essere stati interpellati per il monitoraggio». In mancanza dei dati del ministero, valgono i numeri forniti dal Cecos sul cosidetto «turismo procreativo» che dal marzo 2004 avrebbe coinvolto 3.610 coppie, il triplo rispetto ai 1315 dell’anno precedente all’entrata in vigore della legge. «Dati fondati sul nasometro», li aveva bollati il ministro Carlo Giovanardi nel corso di un question time. L’attesa di avere dati dal governo è stata vana.