Impossibile negarlo. La destra italiana sta per conoscere la sua controrivoluzione copernicana. Cioè il passaggio dallo pseudoliberismo aziendalista, populista ed edonista – che illuse gli «spiriti animali» di mezza Italia – al Neoconfessionalismo clericale e familista. Vischioso e protettivo, centrista e neointegrista. Alla nuova Dc antidegasperiana e dorotea. E’ la nuova Dc di Casini. Che ha nella Chiesa di Ratzinger, nel Vangelo e nel Crocifisso i suoi pilastri. Come interpretare diversamente la secca rivendicazione da parte di Casini dell’astensione al referendum in termini di «vittoria» e sulla base di un preciso «baricentro fatto di valori, doveri e limiti»?
E le intemerate anti- tecnologiche sulla «fabbrica dell’uomo», sdraiate sulla linea apocalittica di Buttiglione? E la polemica contro la «stato senza Dio» e le mancate radici cristiane nella Costituzione europea, copiata pari pari dai sermoni di Pera? Sì, per un Casini Presidente della Camera e poco plausibile Savonarola in materia di coppie di fatto (benché penitente) c’è poi un Marcello Pera, Presidente del Senato, che non trova di meglio che attaccare le leggi di Zapatero in Spagna. E alla presenza di Aznar! Insomma, neodestra senza decoro e senza stile. Ma determinata nel suo assalto al cielo sulle ceneri della laicità. E qui veniamo al banale tormentone, che Casini e Pera maneggiano come un randello: «la laicità non è laicismo, non è religione di stato». Con abusato corollario: «E’ il relativismo la religione di stato che i laici vogliono imporre». Ebbene, Pera e Casini, con contorno di Ferrara e colonnelli An a complemento, quelli che hanno imposto a Fini l’autodafè sulla libertà di coscienza, confondono a bella posta due elementi: il relativismo e il pluralismo. Ma una società democratica e laica non è punto «relativista», nè mai potrebbe imporre il «relativismo», che sarebbe di per sé inerme e autocontraddittorio, come incapacità dì qualsivoglia valore ad imporsi. No. Una democrazia è innanzitutto involucro di valori minimi comuni. Dentro cui la dignità di ciascuno possa esprimersi ed affermarsi. E quei valori sono tra l’altro la libertà di scegliersi un progetto di vita, un certo tipo di famiglia, una maternità consapevole. Il diritto di vivere in uno stato che non assegni ad una determinata confessione un privilegio forte e dirimente, su educazione, bioetica, organizzazione della solidarietà, o ripartizione dei fondi dell’8 per mille, come scandalosamente avviene in base ad una legge che premia la Chiesa cattolica oltremisura, penalizzando le minoranze religiose. Perciò dietro l’attacco al relativismo si nascondono l’attacco al pluralismo, e la battaglia via via più aggressiva per il primato civile della religione nella Res Publica. E allora, altro che Pera come «pensatore di straordinario valore», come afferma Pierferdinando Casini, confondendo pensiero e giaculatorie. Come potrebbe essere un «pensatore», e finanche «straordinario», un Presidente del Senato (anticlericale pentito senza dirlo) il quale intima al liberalismo di «essere cristiano». Accusando un pensatore vero, come Benedetto Croce, di essere stato «pigro» per aver sostenuto solamente il suo «non potersi non dire cristiano». Laddove Croce intendeva dire che i valori del liberalismo discendevano da una lunga storia, anche cristiana. Ma che «la religione della libertà» era qualcosa che trascendeva dogmi e singole esperienze religiose. Ora invece Pera retrocede addirittura all’assolutismo delle antiche monarchie. Alle professioni di fede di De Maistre e del Sillabo di Pio IX, secondo cui solo il contenuto rivelato della fede cristiana era il paradigma delle costituzioni politiche, rappresentative o meno che fossero. Insomma, una gigantesca regressione si sta addensando sull’Italia. E il temporale si scatena dai rami alti delle nostre istituzioni. Per avvolgere via via una società civile stanca e confusa dalla crisi dell’economia. Da un lato dunque An si riprende la sua identità(dcstra sociale/tradizionalismo) mettendo sotto tutela un leder che aveva scommesso su un profilo neoliberale sganciato dal post- fascismo e proteso verso l’abbraccio con Forza Italia. Dall’altro irrompe la grande «Opa» del duo Casini- Follini sull’intero centrodestra. Una scalata che approfitta della crisi della Casa delle Libertà e di quella di Berlusconi. Il quale per salvare il salvabile dovrà consegnare le sue armate a un Partito Nazionale dei Moderati, che non sarà un semplice «restyling» di Forza Italia. Nè un accrocco alla Adornato, dove conta sempre il partito azienda, magari diluito. E’ una sorta di notabilare «sovversione dall’alto», come avrebbe detto Gramsci. Un tentativo di rabberciare il blocco sociale della destra, smagrito dai fallimenti di Berlusconi. Con la risorsa identitaria del «supplemento d’anima» religioso e dell’Auctoritas protettiva, seduttivamente neocentrista. Domanda: che fa l’opposizione? Sta a guardare? Sì illude di potersi accomodare sui cocci di un Berlusconi dato per spacciato? Oppure è tempo di darsi una mossa, per contrastare a tutto campo la sovversione della nuova destra clericale? E son domande rivolte sia all’intera sinistra, riformista e radicale. Sia al cattolicesimo politico democratico, che è ormai il fulcro della Margherita, a rischio di essere travolto dall’appeal integralista, malgrado le benemerenze referendarie. Non bastano più i distinguo e l’appello alla buona creanza delle regole. Occorre reagire, in grande stile. E ancora una volta sui principi della libertà repubblicana. Prima che sia tardi.