Ma «Famiglia Cristiana» apre sui Pacs francesi

Marco Imarisio
MILANO – Gli omosessuali non sono figli di un Dio minore, ha scritto pochi giorni fa. Oggi dice: «Sull’esempio dei Pacs francesi, si può aprire un dibattito per riconoscere alcuni diritti dei gay». Diritti economici, certo. Almeno su questo, don Antonio Sciortino non vede nessun ostacolo: «Ad esempio , nulla impedisce il riconoscimento alla pensione di reversibilità, alla successione ereditaria». Il direttore di Famiglia Cristiana è duro con la decisione del governo spagnolo: «Ha minato e impoverito l’istituzione del matrimonio, un bene comune che il legislatore è tenuto a difendere e salvaguardare».

Ma una volta fissati i paletti, sui diritti dei gay prende una posizione non convenzionale: «L’opposizione della Chiesa a questi matrimoni prima ancora che etica è un’opposizione sul piano razionale. Detto questo, restano però al legislatore ampi spazi per poter legiferare a salvaguardia di alcuni diritti che riguardano anche le persone omosessuali».
È la rifinitura delle parole scritte questa settimana, in uno di quei «Colloqui col padre» che sono diventati la vetrina del tormento cristiano nella società di oggi, una rubrica che sempre più spesso riflette le posizioni dei credenti non allineati. Sul numero in edicola, don Sciortino è intervenuto ancora su Chiesa e gay. «Non sono figli di un Dio minore» è il titolo della sua risposta a una lettrice lesbica e cattolica, che attacca le gerarchie contrarie alle coppie di fatto. Don Sciortino ribadisce e spiega le tesi ufficiali della Chiesa, ma lascia una porta aperta a provvedimenti legislativi che tutelino i diritti degli omosessuali.
Le scelte eterodosse rispetto alle indicazioni episcopali su molti aspetti della sessualità e del costume hanno fatto diventare Famiglia Cristiana la rivista «ribelle» del mondo cattolico. Nel 1997 l’allora direttore don Zega fece scandalo quando in un «Colloquio» invitò i lettori alla «comprensione» per chi abortisce. L’episodio più eclatante. Ce ne sono stati molti altri. Anche don Sciortino non si è mai tirato indietro. Ha fatto discutere nel gennaio di quest’anno perché ha considerato «possibile» per i cattolici l’obiezione fiscale alle spese militari.
Rispetto a sette mesi fa, l’atmosfera e i toni sono cambiati. E sui diritti delle coppie gay, come per la fecondazione, è diventata incandescente, barricadera. La contrapposizione tra mondo cattolico e laico sta tornando a essere un muro contro muro. Don Sciortino ci tiene a precisare: non parla certo di matrimonio e famiglia («Sono ben altra cosa»). Ma considera praticabile un intervento legislativo sul modello dei Pacs francesi e non è poco. Infatti Pacs, acronimo di Patto civile di solidarietà, è il contratto che disciplina un progetto di vita comune, lo strumento «civile» che regola le unioni. In Francia viene considerato giuridicamente come un terzo modello di famiglia, accanto al concubinato e al matrimonio tradizionale. Non è rivolto solo alle persone omosessuali. Viene usato anche dalle coppie di sesso diverso, che non vogliono sposarsi ma preferiscono una regolamentazione più snella e leggera per il loro rapporto.
In Italia, il modello «francese» è al centro di un progetto di legge presentato da Franco Grillini, leader storico dell’Arcigay. Per omosessuali e lesbiche, i Pacs rappresenterebbero infatti la prima forma di tutela giuridica: non sono matrimoni, ma riconoscono alle unioni non matrimoniali alcuni dei diritti finora riservati ai cittadini sposati.
A fine maggio, l’Arcigay è scesa in piazza a Roma per sollecitare il Parlamento sull’approvazione della legge Pacs. E il «nulla impedisce» di don Sciortino non sarà eclatante e vistoso, ma rappresenta comunque uno «strappo» alla posizione ufficiale della Chiesa destinato a far discutere.