Il presidente dei vescovi presenta il libro del Pontefice. «La 194? Resti com’è»

Ruini: no ai Pacs per i gay. E sull’aborto cita il Papa: non accetto i piccoli omicidi

ROMA – Il cardinale Camillo Ruini. E al suo fianco il presidente del Senato Marcello Pera, che rivela: «Accetto di agire come se Dio esistesse». Si parla di fede e di valori. «L’aborto? Non vogliamo rivedere la legge», assicura il cardinale. Ma ricorda le parole del Papa quando scrive che non esistono «piccoli omicidi». E se tra gay non è ammissibile il matrimonio, non vanno bene neanche i Pacs, perché sono come un «piccolo matrimonio».

Davanti ai loro occhi c’è la sala di Palazzo Wedekind, sede del Tempo , proprio accanto a Palazzo Chigi, stipata all’inverosimile per il primo libro di Papa Joseph Ratzinger. Ovviamente non il primo in assoluto di chi può vantare un’amplissima bibliografia, ma il primo uscito dopo la sua elezione a pontefice. Si chiama L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture , là dove il Benedetto è quello da Norcia, monaco e santo, e non Ratzinger che comunque ha scelto non a caso di assumerne il nome. Il confronto, animato da Bruno Vespa, si svolge davanti ad un parterre istituzionale e di governo, dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ad alcuni ministri come La Loggia e Stanca, dall’udc Luca Volontè all’immancabile Giulio Andreotti e l’onnipresente Gianni Letta. Insieme ad un buon numero di ecclesiastici compreso il segretario di Ratzinger, don Georg.

Sia il cardinale che il presidente si trovano subito d’accordo nel sentire la necessità di dare una risposta al «relativismo» più volte denunciato da Papa Benedetto. Su diversi fronti. Ruini torna a parlare dell’aborto per ripetere che, pur essendo fermamente contrario e chiedendo all’Europa di «porsi il problema della difesa della vita», non crede «che possa essere rimessa in discussione la legge». La Chiesa però si riserva di prendere nuove iniziative a difesa dei diritti della persona, valutando «caso per caso». Così come ha fatto in occasione dei referendum sulla fecondazione assistita. E proprio il successo del fronte astensionista fa dire al presidente della Cei che «in Italia le idee cristiane sono molto radicate». A differenza di altri Paesi europei. Pera lo conforta intervenendo a difesa dell’embrione: «Non si può dire che solo perché piccolo non ha diritto di esistere».
Ma accanto alla difesa della vita c’è il capitolo dell’Europa con il mancato cenno alle radici cristiane nel preambolo della Costituzione. Pera, scandalizzato dal fatto che nel testo sia presente, come riferimento storico, la Grecia e non «Gerusalemme o Betlemme», chiede a Ruini se la Chiesa abbia scelto di cedere pur di incassare l’articolo 52 che riguarda il mantenimento dei regimi concordatari. Risponde il cardinale: «Il problema è che non volevano darci nè l’uno nè l’altro». E il fatto che il presidente del Senato si senta in sintonia in tutto (o quasi) con le battaglie della Chiesa – chiede Bruno Vespa – vuol dire che si è convertito? Pera spiega che ha accettato la proposta, contenuta nel libro di Papa Benedetto, di «agire come se Dio esistesse» collegandola alla fede nei valori riassunti dal Decalogo. E dice di essere pronto al «dialogo» con credenti «che intendono farsi missionari nella società». Poi però precisa che «accettare la proposta del Papa non vuol dire essere convertito».
Ruini conferma che il dialogo è già aperto. E poi viene nuovamente incalzato su altre questioni, come il matrimonio gay: «Siamo ovviamente contrari». Anche ai cosiddetti Pacs alla francese, che contemplano il regime di coppia di fatto? «Occorre vedere bene, perché sono come un piccolo matrimonio. Se si tratta di tutelare i diritti delle persone ci sono tanti modi per farlo». Ma alla fine è vero che ormai è diventato il «regolatore» della vita politica italiana? Il cardinale sorride e taglia corto: «È una affermazione che vale quanto quella che colleziono soldatini. Hanno scritto anche questo. Ma io non li ho mai collezionati».