“E se provassimo il voto a domicilio?”

I disabili e le barriere alle urne – E’ la soluzione dell’avvocato Marotta, Difensore Civico di Roma, ai microfoni di RomaOne.it. “Basterebbe che ogni presidente di seggio andasse a raccogliere i voti in busta chiusa a casa degli intrasportabili”. La petizione di RomaOne

di Sara Regimenti, da www.romaone.it

Roma, 9 giugno 2005 – Oltre ventimila cittadini romani, alle prossime consultazioni referendarie del 12 e 13 giugno, non potranno votare, pur essendo, nella maggior parte dei casi, in possesso delle capacità intellettive e dei diritti civili necessari per andare alle urne. Si tratta infatti dei cosiddetti disabili gravi, ovvero “intrasportabili”, e che non potendo recarsi alle urne non potranno votare. Per loro infatti, non sono previste forme di voto alternativo a quello tradizionale, e cioè nel seggio di appartenenza.

“Questa situazione non è sostenibile, bisogna trovare un modo per far votare queste persone” dice a RomaOne.it il Difensore Civico di Roma, l’avvocato Ottavio Marotta, che non è nuovo alle problematiche dei cittadini romani portatori di handicap. “Nei primi 11 mesi di attività nel mio ufficio abbiamo ricevuto già un centinaio di segnalazioni di disagi riguardanti l’handicap e i servizi sociali – spiega – ma questa è la prima volta che mi trovo davanti ai numeri di un fenomeno così allarmante”.

Avvocato Marotta, ma come è possibile che si sia creata questa situazione e che nessuno faccia niente per risolverla?
“Questo non lo so, evidentemente nessuno si è mai posto il problema, ed è una cosa gravissima. Perché secondo me le persone disabili hanno, se possibile, “ancora più diritti” delle altre”

Eppure, oltre 20mila romani alle prossime elezioni saranno impossibilitati a votare.
“Ma volendo i mezzi per garantire il loro voto secondo me ci sarebbero. Basterebbe che ogni presidente di seggio si organizzasse e andasse a raccogliere i voti in busta chiusa direttamente a casa degli intrasportabili. Alla presenza della forza pubblica naturalmente.”

Insomma lei pensa ad una sorta di “voto a domicilio”?
“E perché no? Secondo me, organizzandosi per tempo si potrebbe pensare a una soluzione del genere. Io magari ora sto improvvisando, ma penso che riflettendoci a tavolino si potrebbero trovare mille altre soluzioni per consentire a questi cittadini l’esercizio di un diritto garantito dalla Costituzione”

Nelle sue prerogative c’è quella di sollecitare le istituzioni a risolvere disagi come questo. Pensa di poter intervenire anche in questo caso?
“Sicuramente, anche se in effetti dovremo riflettere bene sulle modalità per farlo. Fino ad oggi non ero al corrente, lo confesso, delle esatte dimensioni di questo fenomeno”

Forse tendiamo a sottostimare i numeri di questa situazione perché spesso ci “dimentichiamo” della presenza di queste persone. Pensi che i dati Istat sui disabili gravi risalgono al 2000.
“Effettivamente questo è un fatto gravissimo, perché non conoscere i numeri e le esigenze di queste persone significa dimenticare che siamo responsabili del loro accesso ai diritti democratici”.

Lei, in passato, si è già occupato di problemi legati alla disabilità. Come li ha affrontati?
“La mia filosofia è: cercare sempre di semplificare al massimo la vita di queste persone. In questo senso quest’anno siamo riusciti ad rendere gratuiti i biglietti dei musei per gli accompagnatori di portatori di handicap. E’ stata una piccola battaglia. Ma vincerla ci ha dato una grande soddisfazione”