Fassino loda il vicepremier Follini gelido: non applaudo

Il leader ds: posizione corretta. I referendari: ha spessore Il partito del non voto attacca: la Chiesa può esprimersi. Dal Corriere della sera

ROMA – È il mondo alla rovescia. La sinistra, nel suo complesso, applaude Gianfranco Fini, mentre invece gran parte della destra, insieme ai centristi, lo condanna severamente. Perché di fronte all’intervista al Corriere , in cui il presidente di An parla di astensionismo «diseducativo» e paventa «manovre centriste», saltano schieramenti politici ed alleanze. Effetto di un referendum, come quello sulla fecondazione assistita, che fa discutere sui valori.

L’APPLAUSO DEI DS – E così si incontra un Piero Fassino che parla della scelta di Fini come di una «posizione corretta». Perché si deve avere «massimo rispetto per la Chiesa, ma il compito dello Stato è fare buone leggi». Dai diessini arriva un applauso unanime e Lanfranco Turci è addirittura entusiasta: «Il vicepremier ha dimostrato di essere un politico di spessore, coerente e fermo». Gli stessi elogi vengono espressi dal segretario dello Sdi Enrico Boselli: «Si tratta di un fatto molto positivo perché si ispira al pluralismo e fa proprio il principio di tolleranza». In altre parole, «Fini è un liberale mentre Rutelli è integralista».
Margherita Boniver, anche lei socialista ma di centrodestra, sottolinea il fatto che il ministro degli Esteri «è più moderno del suo partito» mentre la Voce Repubblicana parla di «coraggiosa e matura riflessione». E il segretario del partito radicale Daniele Capezzone sostiene che «si tratta di un atto politico importante pari alla svolta di An a Fiuggi». Non tutti però, tra i laici del centrodestra e, in particolare, tra i forzisti che voteranno almeno tre «sì», si mostrano entusiasti dell’ultima uscita di Fini. Dichiara Fabrizio Cicchitto: «Su materie come questa la Chiesa ha tutto il diritto di esprimersi».

ASTENSIONISTI IN RIVOLTA – Marco Follini è gelido: «Rispetto Fini, ma questa volta, a differenza di Fassino, non lo applaudo. E non credo che la laicità dello Stato sia messa in discussione da quanti come noi non andranno a votare». Gli fanno eco in tanti nell’Udc. Come Rocco Buttiglione: «Astenersi non è una cosa immorale, ma un’opportunità offerta dalla Costituzione». E il capogruppo alla Camera Luca Volontè parla di affermazioni «indecorose e preoccupanti, anche perché vengono da un politico che, a suo tempo, ha approvato la legge 40 con motivazioni forti e cristalline». Il ministro Enrico La Loggia (Forza Italia) non è «assolutamente» d’accordo «sul fatto che l’astensione sia diseducativa». La stessa cosa che pensa lo storico cattolico Giorgio Rumi: «La democrazia ha bisogno di tante voci: non si possono condannare quelli che non la pensano come te». Berlusconi continua a non dire cosa farà domenica (ma dovrebbe astenersi) e ai suoi consiglia prudenza sull’intervista a Fini.

LE ACCUSE – Ma gli udc se la prendono invece (e anche tanto) con l’accusa finiana di «manovre centriste» in atto, legate alla scelta astensionista di Rutelli. Come il ministro Carlo Giovanardi (Udc): «Sinceramente non vedo nulla di tutto questo sul tappeto». Mentre l’Udeur taglia corto: «Su spregiudicatezza e opportunismo Fini fa scuola, dato l’impegno dell’ex leader missino a favore della legge 40 in Parlamento». Per Alessandra Mussolini si tratta di «una posizione pazzesca, peggio di Fausto Bertinotti». E il Movimento per la vita avverte: «Ecco il vero volto di Fini: ne terremo conto l’anno prossimo alle politiche».

Roberto Zuccolini