Marco Boato: «Ma da ambientalista cattolico sto coi referendari»

Martino Cervo
Il deputato del Sole che ride: non c’è contraddizione con la tradizione del partito

Marco Boato voterà quattro sì. Il deputato verde andrà alle urne «da cattolico», «disobbedendo» a Ruini e alla Cei. Amico personale di quell’Alex Langer suicidatosi dieci anni fa e al quale sta dedicando un volume per l’anniversario della scomparsa, Boato racconta le ragioni della sua scelta. Sofferta, perché viene da uno «che non ha potuto avere figli», «non sbandierata» perché inerente a «temi di grande complessità giuridica, scientifica e, da cattolico, religiosa».

Sono motivazioni da astensionista…
«Ho partecipato a numerosi tentativi parlamentari di modifica della legge 40, tutti respinti. Non vedo possibilità, adesso, di revisioni parlamentari. La vittoria del si migliorerebbe una legge giusta ma con gravi contraddizioni. Per farmi capire, se la Corte Costituzionale avesse ammesso il referendum per l’abrogazione totale della legge 40, avrei votato no».

Non si sarebbe astenuto?
«Vado a votare dal ’68. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta e ne ho sempre fatto uso, anche per il no, ad esempio sull’articolo 18. Considero l’astensione una furbizia elettorale, sia pure legittima».

Come ha accolto i recenti interventi del Papa sui temi della bioetica?
«Non mi hanno turbato. Mi hanno turbato di più i richiami della Cei, che non si è limitata ad annunciare il Vangelo, ma è entrata nel merito di scelte strategiche. Cosa che, tra l’altro, è meritoria di sanzioni penali».

Sta dicendo che Ruini merita il carcere?
«Non esageriamo, non è questo il punto. Semplicemente, preannuncio la mia consapevole disobbedienza, perché non credo che possiamo imporre valori per legge né dare indicazioni di voto nell’esercizio del culto, come avviene nelle parrocchie italiane. E poi, credo sia segno di debolezza e mancanza di fiducia dover ricorrere alla legge per imporre convinzioni etiche. E un ragionamento già fatto ai tempi dell’aborto, che da cattolico non considero certo un valore».

Lo considera un omicidio?
«Un disvalore».

A guidare il fronte della difesa della legge 40, sono però atei: Ferrara, Fallaci, Pera…
«Distinguerei tra Fallaci e Pera: la prima ha pieno diritto di parola, il secondo ha una carica che dovrebbe suggerirgli cautela».

Cioè non ha diritto di parola?
«Ovviamente ce l’ha, ma non può sbilanciarsi, o invitare a disertare le urne. Quello cui assistiamo è un dibattito purtroppo molto esasperato, cosa che mi ha indotto a restarne finora estraneo. Troppe esagerazioni, vere e proprie idiozie da una parte e dall’altra. Vedo in atto integralismi, da una parte e dall’altra».

Tornando a Langer, pioniere del movimento verde: nell’87, scrisse alla Rossanda sul Manifesto chiedendosi se «Ratzinger non avesse ragione», riferendosi a una “Istruzione” dell’allora cardinale in merito proprio a temi morali connessi alla fecondazione artificiale.

«Trovo assurdo pretendere di far dire ad Alex, dieci anni dopo la sua morte, cosa avrebbe fatto al referendum. Comunque, il dibattito con la Rossanda ebbe un seguito, e lui prese le distanze dalla posizione della Chiesa: la corrispondenza intera è stata ripubblicata nel volume “Il viaggiatore leggero