Giulio Cossu: “Bisogna provare una cura questa legge lo impedisce

Lorenzo Sani
Giulio Cossu, scienziato di fama mondiale e punto di riferimento nella ricerca sulla distrolia muscolare. E’ il direttore dell’istituto di Ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano e ordinario di Istologia ed Embriologia a La Sapienza di Roma.
Professor Cossu, perché voterà Si al primo quesito referendario, mirato alla ricerca sull’embrione?
«Per un desiderio di modificare questa legge, certamente non per una necessità personale, dal momento che io lavoro sulla distrofia muscolare con cellule staminali non embrionali. Non ho un interesse diretto, ma una grave preoccupazione».

Per quale motivo?
«Questo referendum ha portato alla luce un atteggiamento profondamente antiscientifico e una certa
insofferenza generale nei riguardi della ricerca. Col mio voto vorrei modificare un articolo della legge che ci isola e ci separa da lutto, o quasi, il mondo moderno che fare ricerca sulle staminali embrionali»

E’ una posizione condivisa dalla comunità scientifica italiana?
«Assolutamente sì. La stragrande maggioranza è favorevole come testimonia anche un documento firmato da più di 130 ricercatori, mentre dall’altra parte solo due ricercatori sostengono le ragioni dell’astensione. Non è vero, come si è letto e sentito dire in giro che la comunità scientifica è spaccata a metà».

Come ornai, su una materia del genere, si è arrivati al referendum?
«Per l’impossibilità di intervenire in sede di promulgazione, come sarebbe stato più logico. Sono stati presentati 150 emendamenti, ma nessuno è arrivato alla discussione. La legge è stata blindata e qualsiasi tentativo di cambiare anche le cose marginali, o le incongruenze di cui è piena, non è stato preso in considerazione».

Ritiene che gli italiani siano sufficientemente informati?
«L’informazione è stata quantitativamente notevole, purtroppo però, non qualitativamente. Sui quotidiani abbiamo letto di tutto, anche affermazioni false e vergognose ei tali show televisivi, che magari partivano col proposito di informare correttamente spesso sono degenerati in risse verbali.
Questo referendum ha fatto riaffiorare una situazione di schizofrenia nei riguardi della scienza. Nell’accezione comune, un po’ per colpa nostra e buona parte per colpa dei media, il ricercatore viene presentato un giorno come una specie di santo che sacrifica la propria vita per trovare nuove strade di cura e il giorno dopo come una specie di sadico al servizio delle multinazionali. Il fatto che in Italia non sì possa fare questa ricerca è un danno, ma quello maggiore è questa atmosfera fondamentalmente oscurantista e antiscientifica».

Dove può arrivare la ricerca sulle cellule staminali embrionali?
«Qualsiasi fonte che possa essere utilizzata per tentare una terapia per malattie che oggi non hanno una cura, andrebbe perseguita. Faccio un esempio: non sappiamo se per l’Alzheimer funzionino le staminali embrionali o quelle adulte, per avere una risposta dobbiamo poter esplorare tutte le strade.
E’ un criterio talmente semplice che non volerlo accettare significa non essere in buona fede. Chi ha il metro per stabilire il momento in cui mi embrione diventa persona? Io posso dire quando sviluppa un sistema nervoso, non quando entra l’anima…».