Valerio Pocar: “Ciampi dica agli italiani che andrà a votare”

Oreste Pivetta
Valerio Pocar, presidente Consulta di bioetica: «Ingerenza l’astensione di Pera e Casini. Il Capo dello Stato intervenga: il voto è fondamento di democrazia».

Pera e Casini, dicono che non andranno a votare, suggeriscono ai cittadini italiani di non andare a votare, raccomandano… Forse Pera e Casini non rispettano fino in fondo l’autorità che rappresentano, forse feriscono principi stessi del loro incarico, principi che stanno nell’imparzialità e nell’indipendenza rispetto alla battaglia politica… Valerio Pocar, sociologo del diritto, è presidente della Consulta di bioetica e di Intesa laica, un cartello di associazioni. Proprio la firma di Intesa laica compare nel messaggio al Capo dello stato. Un invito: presidente Ciampi, dica agli italiani che andrà a votare…

Professor Pocar, Pera e Casini sono precipitati nella propaganda…
«Mi pare che non abbiano tenuto un atteggiamento consono al loro ruolo. Stessero zitti. Invece hanno scelto di schierarsi. Non credo sia legittimo, per quanto io possa capire di leggi. Mi sembrerebbe comunque illegittimo da un punto di vista di un’etica della responsabilità. Loro rappresentano gli italiani, a prescindere dai sentimenti di ciascuno. Ciampi intervenga: il voto è fondamento della nostra democrazia».

Pera e Casini cattivi maestri? Di educazione civica?
«L’astensione non è illegittima. Si può disertare ritenendo che certe questioni non debbano andare ai voti in un referendum. Ma in questo caso siamo di fronte a un banale marchingegno, a un trucco per mettere assieme chi va al mare, chi non sa nulla, gli incerti reali e chi vuole il no ma non s’azzarda a esprimere il suo no, perchè così gli hanno detto. Noi chiederemmo solo ai cittadini di esprimersi. Se votano no, ne prenderemmo atto. Ma non si può costruire l’ambiguità: senza quorum chi vince? Chi va al mare o chi pensa che la legge sia giusta o chi non sa?».

Lei ha vissuto altri referendum assai caldi, divorzio e aborto. Come si ritrova rispetto ad allora?
«In un clima profondamente mutato. Non è che la discussione si presentasse in toni e con argomenti molto elevati. Fanfani invitava le donne a votare contro il divorzio, spiegando che con il divorzio i loro mariti se ne sarebbero tutti andati. Ma l’attenzione oggi è molto inferiore, poco sollecitata da una informazione molto meno vivace e combattiva d’allora. Sarà un paradosso, ma mi chiedo se il cardinal Ruini non ci abbia fatto un favore intervenendo così pesante, creando un dibattito che prima non si sentiva».

Speriamo che sia stato anche un autogol quello di Ruini, non solo un favore. Lei come che cosa pronostica?
«Questo paese ha dimostrato tante volte a sorpresa maturità politica. Potrebbe sorprenderci. Basterebbe capire la grossolana contraddizione di chi dice che siamo chiamati a decidere attorno a valori fondanti della società e della morale e poi ci invita a una vacanza al mare».

L’argomento sovrano per convincere a votare?
«L’argomento per me stesso: seguire la mia coscienza e la mia morale, impedendo che qualcun altro cerchi di impormi la sua coscienza e la sua morale. Mi meraviglio poi che chi è per la vita cerchi di vietare le nascite, proibendo a chi vuole figli di averli. Una assurdità, ai danni dei soggetti piò deboli, per ragioni fisiche».

Anche per ragioni sociali. Chi ha i soldi può sempre andare all’estero.
«Questa è la loro vera eugenetica, che consente agli sterili di procreare sulla base del censo».

Ma gli embrioni servono alla ricerca scientifica?
«Siamo di fronte a una prospettiva molto promettente. Non si capisce perchè dovremmo cancellarla. Dubito fortemente che quattro cellule senza sistema nervoso, indifferenziate, senza consapevolezza siano una persona. Tuttavia vorrebbero per questo bloccare una strada che potrebbe condurre a grandi benefici per la vita e per la qualità della vita. Perchè la vita ha anche bisoguo di qualità. Non vorrei che fra sessant’anni qualcuno ci venisse a dire: abbiamo sbagliato. Anche per la condanna di Galileo la Chiesa ha chiesto scusa. Il male era fatto. Per oscurantismo».