ROMA – Antonio Maccanico il 12 andrà a votare, e «saranno 4 sì: il modo più sicuro per aprire la via a una normativa più giusta e più in sintonia con gli orientamenti prevalenti a livello internazionale». Ex repubblicano, ha avuto – fra i molti incarichi istituzionali – quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Carlo Azeglio Ciampi; e ora, da deputato rappresentante dell’ala laica della Margherita, Maccanico non condivide né la scelta astensionista di Francesco Rutelli, né le sue accuse agli alleati della Fed che hanno promosso il referendum contro la legge sulla procreazione assistita.
Legge nelle parole di Rutelli un nuovo attacco a Prodi?
«Mi sembra piuttosto un’eccessiva adesione alle tesi della Cei, che arriva a lanciare l’anatema non solo contro chi si schiererà per il sì, ma persino contro i moltissimi cattolici che voteranno no. Del resto non sono sorpreso, Rutelli l’ha votata, la legge 40».
Il presidente della Margherita dice che questi referendum «contrastano con il programma dell’Ulivo» e che i suoi alleati, promuovendoli, hanno compiuto «una forzatura» .
«Su certi temi non sono tutti vincolati alle cose dell’Ulivo. Già in Parlamento, sulla procreazione assistita, è stata data libertà di coscienza, no? E questo significa anche accettare che qualcuno chieda una consultazione popolare, altrimenti che libertà di coscienza è? Sono leciti il sì, il no, il referendum…»
E non l’astensione?
«Mi lascia perplesso un politico che incita a non votare, mi sembra una rinuncia al proprio ruolo. Però vorrei sottolineare che in nessun modo una vittoria dell’astensione equivarrebbe a una vittoria dei no; non potrebbe assolutamente essere interpretata come una conferma della legge da parte degli elettori. Se non si dovesse raggiungere il quorum, vorrebbe solo dire che i cittadini italiani non ritengono la procreazione assistita materia da referendum e chiedono che la questione torni in Parlamento».
Come giudica il fatto che la Chiesa abbia dato un’indicazione di voto? L’astensione, appunto.
«La Chiesa può esprimere un parere, certamente; ma un’indicazione formale è qualcosa di più. Nella legge elettorale si stabilisce persino che questo genere di interventi non sono leciti. E’ una norma che non è mai stata tirata in ballo, però esiste. Inoltre, l’invito a disertare le urne appare come un segno di debolezza da parte della Chiesa: in pratica la gerarchia cattolica così ammette che con il quorum i sì sarebbero sicuramente superiori ai no».
Lei crede che il fallimento di questi referendum aprirebbe la via alla modifica della legge sull’aborto?
«Ripeto che, se dovesse vincere il partito dell’astensione, si dovrebbe comunque riaprire in Parlamento la discussione sulle norme che regolano la procreazione assistita. E su questo, anche Rutelli mi sembra d’accordo. Ma se la legge 40 restasse così com’è, allora temo che ci sarebbero ripercussioni sulla 194, visto che le due norme sono in palese contraddizione tra di loro».
Intanto a Rutelli, per la linea sul referendum, arriva il plauso di rappresentanti di tutti i partiti della Cdl.
«Anche nel centrodestra esistono posizioni diverse: da Fini alla Prestigiacomo ci sono state tante dichiarazioni per il sì. Comunque, è proprio un po’ curioso che riceva tutti quei “bravo” dalla Cdl…».
Daria Gorodisky