Le cellule staminali – o cellule madri – sono cellule «totipotenti», cioè capaci di sostituire i vari tipi di cellule del corpo umano, trasformandosi in qualsiasi tessuto oppure organo. In Europa, Usa e particolarmente in Italia, sono in corso studi e sperimentazioni di laboratorio per riuscire a ottenere – con l'aiuto delle cellule staminali – la rigenerazione delle cellule nervose (i neuroni). Raggiunto questo traguardo, sarà possibile guarire le lesioni del midollo spinale (e vincere le conseguenti paralisi), curare il morbo di Parkinson, che – con l'allungarsi della vita – è diventato una malattia sempre più diffusa fra gli anziani. Le neuroscienze puntano sulle cellule staminali come arma vincente in molti progetti terapeutici. Potrebbero essere curati anche il morbo di Alzheimer e la sclerosi multipla.
Le cellule staminali dovrebbero poi essere usate per rigenerare la zona del cervello distrutta da un trauma cranico. Potrebbero intervenire anche dopo un ictus o un'emorragia cerebrale, rigenerando i tessuti del cervello morti perchè non più nutriti dal sangue. Per troppo tempo, l'organo principale del corpo umano, dove hanno sede intelligenza e coscienza, era rimasto un enigma quasi assoluto in gran parte dei suoi sofisticatissimi meccanismi. La maggior parte delle malattie del sistema nervoso sembravano destinate a rimanere incurabili, per sempre. Ora si volta pagina, grazie ai rapidi progressi conseguiti dalle neuroscienze. E la «Settimana del Cervello», svoltasi in tutto il mondo, ha avuto proprio il compito di comunicare al pubblico che la scienza, pur non potendo fare promesse certe, ha finalmente imboccato la via giusta. La struttura e le funzioni del cervello erano note in termini molto generali. Tutto si fermava lì. Non c'è nulla di più complesso dei processi che rendono possibili le attività del cervello, tra miriadi di impulsi elettrici trasmessi da neurone a neurone. Ma «l'uomo è intelligente proprio per vederci chiaro nelle cose complicate», come scrive Michail Bulgakov nel «Maestro e Margherita».
Per gradi le neuroscienze sono arrivate a molte, interessanti conclusioni. Tra cui questa: il cervello e il sistema nervoso non sono un tutto statico e immutabile. Cambiano continuamente, sia nella forma – cioè nell'anatomia – sia nelle funzioni.
La sorprendente dote della plasticità fa capire che il cervello umano impara e si adatta di continuo. Oggi, con la strumentazione disponibile (dalle più progredite macchine di risonanza magnetica nucleare alla Pet, tomografia a emissione di positroni), con livelli di imaging sempre più fini, è possibile osservare il cervello all'opera. Si avanza perciò su tutti i fronti della conoscenza, in questo campo. Misteri finora impenetrabili cominciano a trovare risposta. Perché, ci si era sempre chiesti, i bambini non sono in grado di ricordare fatti accaduti prima dei quattro anni di età? Perché la memoria di un avvenimento dipende molto dalle fibre che collegano i due emisferi cerebrali, i quali cooperano strettamente fra loro. Queste fibre, che costituiscono il corpo calloso, solo a quattro anni raggiungono una piena maturazione. Allora vengono ben rivestite da quella membrana, la mielina, che fa da isolante e perciò rende possibile l'efficiente trasmissione degli impulsi nervosi.
La «Settimana del Cervello» si svolge ogni anno dal 1997 per iniziativa della European Dana Alliance for the Brain (alleanza europea per il cervello), finanziata dalla Dana Foundation, società filantropica americana che dal 1950 opera nel campo della salute. Lo scopo è trasmettere al pubblico le nozioni più ampie possibili sul cervello, sulla sua struttura, su come funziona; e far conoscere il lavoro di ricercatori e scienziati.
<i>di LUIGI DELL