<b>20 Aprile 2003</b> – ROMA – «Rischiamo di rimanere tagliati fuori da un campo fondamentale per la ricerca biomedica». Per Giuseppe Novelli, professore di genetica umana all'Università di Roma di Tor Vergata, la decisione del Comitato nazionale di bioetica rischia di avere gravi ripercussioni sulla ricerca di base.
Le cellule staminali sono e rappresentano l'ultima frontiera della medicina che, secondo i dati resi noti nel famoso documento Dulbecco, solo in Italia riguarderebbe la cura a malattie che coinvolgono almeno 10 milioni di persone. «A nessuno – ha detto Novelli – piace distruggere un embrione, ma noi ancora non sappiamo quali cellule staminali utilizzare per la cura delle malattie. E questo può essere compreso solo attraverso la conoscenza dei fattori biologici peculiari delle staminali embrionali». «Per noi italiani – ha spiegato – avere la disponibilità di questo importantissimo materiale di ricerca è ora quasi impossibile. Dovremo rivolgerci al privato». Però, le limitazioni imposte infatti dalle società o dagli enti di ricerca stranieri sono moltissime. «La Geron, una delle maggiori società private che gestiscono le linee di cellule staminali, prima di fornire il materiale da ricerca chiede di sottoscrivere un documento in cui obbliga il destinatario delle cellule staminali a informare la stessa Geron in via preliminare dei risultati raggiunti nel corso degli esperimenti e sui quali la società americana conserva il diritto di sfruttamento economico», sottolinea Novelli. Ma non sono solo le società private ad utilizzare questa logica. Anche molti istituti di ricerca come per esempio il Technion-Israel Institute of Technology di Haifa sono molto gelosi nel custodire le potenzialità offerte dalle loro linee di cellule embrionali. «In questo caso – ha spiegato Novelli – è difficilissimo avere accesso al materiale cellulare. Semmai gli israeliani ti dicono di mandargli le tue idee e poi loro fanno in proprio gli esperimenti».
Le cellule staminali sono e rappresentano l'ultima frontiera della medicina che, secondo i dati resi noti nel famoso documento Dulbecco, solo in Italia riguarderebbe la cura a malattie che coinvolgono almeno 10 milioni di persone. «A nessuno – ha detto Novelli – piace distruggere un embrione, ma noi ancora non sappiamo quali cellule staminali utilizzare per la cura delle malattie. E questo può essere compreso solo attraverso la conoscenza dei fattori biologici peculiari delle staminali embrionali». «Per noi italiani – ha spiegato – avere la disponibilità di questo importantissimo materiale di ricerca è ora quasi impossibile. Dovremo rivolgerci al privato». Però, le limitazioni imposte infatti dalle società o dagli enti di ricerca stranieri sono moltissime. «La Geron, una delle maggiori società private che gestiscono le linee di cellule staminali, prima di fornire il materiale da ricerca chiede di sottoscrivere un documento in cui obbliga il destinatario delle cellule staminali a informare la stessa Geron in via preliminare dei risultati raggiunti nel corso degli esperimenti e sui quali la società americana conserva il diritto di sfruttamento economico», sottolinea Novelli. Ma non sono solo le società private ad utilizzare questa logica. Anche molti istituti di ricerca come per esempio il Technion-Israel Institute of Technology di Haifa sono molto gelosi nel custodire le potenzialità offerte dalle loro linee di cellule embrionali. «In questo caso – ha spiegato Novelli – è difficilissimo avere accesso al materiale cellulare. Semmai gli israeliani ti dicono di mandargli le tue idee e poi loro fanno in proprio gli esperimenti».