<i>E' il risultato di una nuova ricerca italiana condotta sui topi da un team di ricercatori dell'Istituto San Raffaele di Milano</i>
<b>10 Luglio 2003</b> – MILANO – Un tipo di cellule staminali identificate per ora solo nei vasi sanguigni fetali potrebbe portare al recupero dei muscoli atrofici nei pazienti affetti da distrofia muscolare. Lo dimostra una ricerca condotta presso l'Istituto per le cellule staminali dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, l'Università di Roma e l'Istituto di Biologia cellulare e Ingegneria tessutale di Roma, il Policlinico di Milano e il San Matteo di Pavia.
LA RICERCA – Il lavoro, finanziato da Telethon e pubblicato con grande rilievo sulla rivista «Science» si riferisce a sperimentazioni fatte su topi da laboratorio. Gli autori avvertono subito che è necessario condurre ulteriori ricerche prima di considerare l'applicazione di tali scoperte agli esseri umani. Ma già ora tali risultati lasciano intravedere nuove prospettive, anche se le stesse ricerche ad oggi non hanno ancora dato un esito completamente favorevole. Il gruppo di scienziati impegnati nello studio è guidato da Giulio Cossu, direttore dell'Istituto per le cellule staminali del San Raffaele. La distrofia muscolare è una malattia neurologica di origine genetica che nell'uomo indebolisce progressivamente tutti i muscoli e in alcuni casi può portare a morte entro i 25 anni.
LA SCOPERTA – Il team di ricercatori ha scoperto che nei topi con sintomi simili alla distrofia muscolare alcune cellule staminali – identificate nei vasi ematici fetali e denominate mesoangioblasti – possono entrare nel sangue e raggiungere i muscoli. Qui le cellule staminali sembrano assumere un nuovo ruolo, contribuendo a generare nuove fibre muscolari. Quando l'equipe di Cossu ha esaminato i topi dopo il trattamento con i mesoangioblasti, ha riscontrato che i muscoli trattati contenevano fibre muscolari più grandi e numerose e apparentemente normali. Gli animali trattati inoltre erano in grado di camminare su una ruota girevole più a lungo degli animali non trattati, benché non quanto i topi sani. «Se le stesse cellule staminali potranno essere isolate nei pazienti con distrofia muscolare – ha spiegato Cossu – potrebbero offrire nuove prospettive per il trattamento della malattia».