UN SORRISO DA 30 E LODE (Il Giorno)

<b>15 Settembre 2003</b> – MONZA – Da qui a un anno le malattie di legamenti, gengive, mascella e mandibola si potranno curare grazie a una semplice iniezione di cellule staminali. Si tratta di quelle indifferenziate, indirizzabili verso la trasformazione in cellule di ossa e tessuti diversi. E' l'ultima frontiera delle ricerche scientifiche condotte dalla clinica odontoiatrica del San Gerardo (diretta dal professor Marco Baldoni), appartenente alla facoltà di Medicina dell'università Bicocca. Nell'ambito dell'ingegneria tissutale, il Ministero della Ricerca e dell'istruzione scientifica ha approvato un progetto di sperimentazione della rigenerazione delle ossa della bocca, nei casi di malattie parodontali come la piorrea. Partner dell'iniziativa: la clinica odontoiatrica monzese (inserita nel dipartimento di neuroscienze e tecnologie biomediche, diretto dal professor Giovanni Tredici); il dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'Università di Cagliari, diretto dal professor Vincenzo Piras e l'Università "La Sapienza" di Roma (la Clinica odontoiatrica diretta dal professor Giovanni Dolci).
Il Ministero ha stanziato 4 miliardi di vecchie lire in tre anni per la ricerca condotta in tre fasi. La prima svolta dall'Università romana è quella preliminare in laboratorio sulle cavie, altri studi più mirati sugli animali sono ora in atto a Cagliari. Quando tutte le prove preliminari saranno completate e gli esperimenti avranno ottenuto il parere favorevole dei comitati etici del San Gerardo, della Regione e del Ministero, la clinica odontoiatrica monzese si occuperà della sperimentazione sull'uomo.
«Ogni fase del lavoro deve essere rendicontata – sottolinea Marco Baldoni – dal punto di vista scientifico ed economico e nel 2004 dovremo portare i risultati completi sui pazienti».
Per questo l'equipe monzese è tecnicamente pronta a partire. Mentre ai ratti vengono prelevate le cellule staminali dal midollo osseo per i pazienti basterà una piccolissima iniezione nella polpa dentaria, da cui saranno prelevate poche gocce di sangue con qualche migliaio di cellule staminali che verranno fatte moltiplicare in laboratorio e poi reiniettate dove l'osso si è assorbito e i denti, senza più sostegno, rischiano di cadere. Le cellule staminali si evolvono in tessuto osseo che si rigenera attorno al dente.
«Sono soggetti alla cosidetta piorrea l'85 per cento dei pazienti oltre i 60 anni – spiega il professor Baldoni – ma il dentista vede i primi segni della malattia già dopo i 40 anni».
Verranno scelti per la sperimentazione dai 50 ai 100 pazienti fra coloro che presentano chiaramente i segni di malattia parodontale che portano alla caduta dei denti. Oggi si blocca l'evoluzione della malattia, in seguito verrà stimolata la ricrescita dell'osso.

<i>Cristina Bertolini </i>