<b>25 Settembre 2003</b> – ROMA – «Nessuna legge contro il corpo delle donne»: con questa scritta che campeggiava in nero su magliette bianche, un gruppo bipartisan di deputate ieri ha scatenato la bagarre in Aula, al Senato. Di scena, la contestata legge sulla procreazione – approvata alla Camera a giugno e ora al varo di Palazzo Madama – che vieta la fecondazione eterologa (con seme od ovociti non appartenenti alla coppia), che limita a tre il numero di ovociti da fecondare, impedendo ogni tipo di analisi prima dell'impianto degli embrioni e vietandone il congelamento. In Aula era appena iniziata la discussione generale sulla legge – che se approvata sarebbe la più rigida d'Europa -, quando le deputate dell'opposizione, cui si sono aggiunte anche Alessandra Mussolini di An e Chiara Moroni del Nuovo Psi, hanno cominciato a protestare, a suon di magliette e di volantini. Immediata la reazione dei senatori, molti dei quali hanno anche rivolto alle manifestanti battute da trivio. Di più. In un crescendo rossiniano le parlamentari hanno denunciato la «blindatura» del provvedimento a Palazzo Madama. La Mussolini ha definito il provvedimento «una legge pericolosa, violenta verso le donne, scientificamente errata», Alberta De Simone (Ds) ha spiegato che le deputate «hanno scelto questo modo di manifestare per il comportamento barbaro della blindatura».
Da alcuni scranni sono volate battute con pesanti allusioni sessuali, il che non è andato proprio giù alla Mussolini. L'Aula si è letteralmente infiammata. Al presidente di turno Lamberto Dini non è rimasto altro che sospendere la seduta per cinque minuti e prendere atto della denuncia delle manifestanti a proposito dell'aggressione verbale di molti senatori. Anche i commessi del Senato sono dovuti intervenire per mettere fine alla bagarre e convincere le deputate, dopo lo stop della seduta, a lasciare la tribuna.
Deputate e senatrici hanno continuato la protesta nella sala stampa. Al seguito delle manifestanti Domenico Contestabile di Forza Italia e Roberto Calderoli della Lega. Entrambi si sono scusati per il comportamento «poco cortese» di alcuni senatori. Ma non finirà qui, hanno annunciato le donne contrarie alla legge: torneremo a protestare in Senato.
<i>Elisabetta Martorelli</i>