<b>3 Ottobre 2003</b> – ROMA – L'Udc insiste: il testo del disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita «non si tocca». Nonostante le opposizioni abbiano ritirato la mozione al testo di legge approvato alla Camera, aprendo così uno spiraglio al dialogo, i centristi della maggioranza non sentono ragioni. Così, anche se il vicepresidente del Consiglio Fini ha definito «agghiaccianti» alcune parti del ddl, ieri il senatore Leonzio Borea, promotore del Manifesto sull'embrione e firmatario del disegno di legge, ha spiegato che il provvedimento «è un primo argine al pericolo di una selvaggia sperimentazione sugli embrioni ed è anche un argine alla produzione di embrioni per i depositi artificiali di cellule staminali. L'embrione ha dignità di persona umana fin dalla sua formazione, e come tale va rispettato».
Il testo, ha sottolineato quindi Borea, «è un primo traguardo per i cattolici impegnati in politica e va inteso come male minore, in quanto, pur non essendo una legge perfetta, vieta la clonazione, la riproduzione degli embrioni in vitreo per la ricerca e il mercimonio dei gameti».
Il centrosinistra guarda invece con interesse alle aperture del Carroccio. «Abbiamo apprezzato la disponibilità di alcuni esponenti di maggioranza – ha spiegato il senatore diessino Stefano Passigli – e in particolare della senatrice leghista Rossana Boldi che in aula ha preso la parola a nome del suo gruppo, la disponibilità a discutere liberamente secondo coscienza e senza maggioranze precostituite, sulla procreazione assistita. Ci sembra che si sia aperto così uno spiraglio significativo ad un nuovo confronto sul testo».
Tant'è che nella seduta notturna dell'altro ieri, il centrosinistra ha ritirato la richiesta di non passaggio agli articoli. Una richiesta che nasceva dall'atteggiamento di chiusura del sottosegretario Cursiche si era dichiarato caparbiamente intenzionato a blindare il testo. «Ora speriamo che la Cdl lasci su questo tema libertà di voto ai senatori – ha concluso Passigli – consentendo la ricerca di intese su alcune ragionevoli modifiche».
La maggioranza è comunque soddisfatta della decisione della minoranza parlamentare. «Sono lieto che gli oppositori alla legge abbiano ritirato la richiesta di non passaggio agli articoli – ha affermato il presidente dei senatori dell'Udc, Francesco D'Onofrio – sono certo che quando finalmente potremo votare questa legge non vi saranno smagliature tali da mettere in discussione il testo votato dalla Camera».
Il testo, ha sottolineato quindi Borea, «è un primo traguardo per i cattolici impegnati in politica e va inteso come male minore, in quanto, pur non essendo una legge perfetta, vieta la clonazione, la riproduzione degli embrioni in vitreo per la ricerca e il mercimonio dei gameti».
Il centrosinistra guarda invece con interesse alle aperture del Carroccio. «Abbiamo apprezzato la disponibilità di alcuni esponenti di maggioranza – ha spiegato il senatore diessino Stefano Passigli – e in particolare della senatrice leghista Rossana Boldi che in aula ha preso la parola a nome del suo gruppo, la disponibilità a discutere liberamente secondo coscienza e senza maggioranze precostituite, sulla procreazione assistita. Ci sembra che si sia aperto così uno spiraglio significativo ad un nuovo confronto sul testo».
Tant'è che nella seduta notturna dell'altro ieri, il centrosinistra ha ritirato la richiesta di non passaggio agli articoli. Una richiesta che nasceva dall'atteggiamento di chiusura del sottosegretario Cursiche si era dichiarato caparbiamente intenzionato a blindare il testo. «Ora speriamo che la Cdl lasci su questo tema libertà di voto ai senatori – ha concluso Passigli – consentendo la ricerca di intese su alcune ragionevoli modifiche».
La maggioranza è comunque soddisfatta della decisione della minoranza parlamentare. «Sono lieto che gli oppositori alla legge abbiano ritirato la richiesta di non passaggio agli articoli – ha affermato il presidente dei senatori dell'Udc, Francesco D'Onofrio – sono certo che quando finalmente potremo votare questa legge non vi saranno smagliature tali da mettere in discussione il testo votato dalla Camera».
<i>Mariella Lestingi</i>