<b>15 Ottobre 2003</b> – La riunione annuale della Società americana di medicina riproduttiva si è aperta martedì con una relazione che ha suscitato enorme scalpore.
Due ricercatori cinesi della Sun Yat-Sen University di Guangzhou e l'americano James Grifo della New York University hanno riferito di aver tentato una fecondazione assistita con una tecnica assai vicina a quella della clonazione. I tre ricercatori hanno prelevato ovociti di donne sterili e li hanno fecondati in vitro con gli spermatozoi dei rispettivi coniugi.
In natura, durante la primissima fase di sviluppo degli ovociti fecondati il materiale genetico materno e paterno, i cosiddetti pronuclei, sono distinti. È proprio in questa fase che i pronuclei sono stati aspirati dagli ovociti e trasferiti in altri provenienti da donne fertili. La tecnica, chiamata trasferimento nucleare, ha consentito di ottenere embrioni che hanno il corredo genetico della coppia sterile e organismi cellulari della donatrice di ovocita.
<b>INFEZIONE</b>
Cinque embrioni così ottenuti sono stati trasferiti in una donna sterile e tre si sono impiantati.
Nella prima fase di gestazione i medici hanno preferito eliminarne uno per evitare una gravidanza multipla, e dei due rimasti uno è stato espulso per la rottura del sacco amniotico alla 24ma settimana: cosa che ha provocato un'infezione silente nell'ultimo embrione sopravissuto sino alla 29ma settimana.
L'esperimento ha sollevato stupore e polemiche negli Stati Uniti dove molti specialisti ritengono che per ora non vi siano le conoscenze scientifiche per tentare un simile esperimento.
Altri hanno sottolineato che esso cade in un momento sfavorevole, considerato che c'è una diffusa condanna sociale verso la clonazione. Eppure questo trasferimento nucleare, che clonazione non è, se non comportasse pericoli di anomalie genetiche potrebbe rappresentare una svolta importante nelle tecniche antisterilità: consentirebbe a donne non fertili di generare figli con un patrimonio genetico non esterno alla coppia, come invece avviene nella fecondazione eterologa.
<b>FRENO AGLI ENTUSIASMI</b>
Nel presentare il caso James Grifo ha sottolineato che la donna cinese su cui è stato effettuato l'esperimento ha tentato in varie occasioni una gravidanza, ma ha abortito spontaneamente quando l'embrione era ancora allo stadio di sole due cellule: segno di sterilità grave.
Il trasferimento dei pronuclei, quindi, suscita non poco interesse fra gli specialisti della riproduzione.
Ma a frenare gli entusiasmi ci sono ricerche su topi, pubblicate nei primi anni 90: dimostrano in modo inequivocabile che quando l'ovocita è allo stadio di pronucleo si sono già verificate le condizioni per lo sviluppo di anomalie genetiche.
Ciò significa che trasferirli in un ovocita di una donna fertile non elimina il rischio.
Quindi non meraviglia che i primi commenti all'exploit dei ricercatori cinesi e americani siano stati negativi. Più che un invito alla cautela, da più parti è giunta una dura censura a questo genere di esperimenti ritenuti per ora avventuristici.