FECONDAZIONE: LEGGE SBAGLIATA (Gazzetta di Parma)

<b>17 Ottobre 2003</b> – Una donna si sottopone a un trattamento di fecondazione artificiale omologa, cioè con il seme del proprio compagno. A seguito di un'analisi reimpianto viene a sapere che uno o più degli ovuli fecondati è portatore di una grave malformazione. Non credo che siano in molti a ritenere, non voglio dire giusto, ma per lo meno opportuno, che in queste condizioni si debba procedere all'annidamento degli embrioni. Eppure questo è ciò che vorrebbe imporre la nuova legge sulla fecondazione assistita attualmente in discussione al Parlamento, salvo poi consentire alla medesima donna, passati tre mesi, di abortire. Una legge, in realtà, che più che a regolamentare la fecondazione assistita, sembra strutturata per difendere l'intangibilità dell'embrione. E poiché gli estensori di questa legge non hanno voluto, o potuto, intervenire sulle disposizioni che regolano l'interruzione volontaria della gravidanza, questa legge può portare a situazioni abnormi, come quella descritta in apertura e che potrebbero benissimo entrare nel libro di Ermanno Bentivegna «Delitti della logica».

Non si tratta, come è stato detto da Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere del 3 settembre, di riproporre un «frusto scontro tra laici e cattolici», ma di vedere se il disegno di legge in questione risponde unicamente alle esigenze di qualche forza politica di recuperare un discorso privilegiato con le gerarchie cattoliche, oppure di dare risposte non ideologiche alle richieste della società civile.

Come laico non ho nessuna difficoltà ad ammettere, pur pensandola diversamente, che un retaggio etico più che secolare può legittimare da parte della maggioranza parlamentare il divieto della fecondazione eterologa. Esiste infatti un'etica collettiva, riguardo alla sessualità connessa alla procreazione, che non ha ancora interiorizzato le nuove possibilità della procreatica, e di questo occorre tener conto, specialmente riguardo al benessere del nascituro. E' facile immaginare le difficoltà di relazione, almeno nei primi tempi, del figlio di una coppia omosessuale.

Come, d'altra parte, esistono precise controindicazioni a legittimare sperimentazioni di clonazione riproduttiva umana. Un discorso completamente diverso è quello relativo alla clonazione terapeutica, che attraverso il divieto di ogni intervento sull'embrione, salvo poi, come detto prima, consentire di sopprimerlo quando sia diventato un feto di tre mesi, non solo impedisce promettenti ricerche per individuare terapie adeguate guarire parecchie patologie degenerative, ma rischia di escludere il mondo scientifico italiano dalla ricerca biogenetica.

Oltre a ciò alcune limitazioni imposte dalla legge si tramutano in possibili danni per la salute delle donne che si sottopongono a trattamenti di fecondazione assistita. Il ministro Prestigiacomo ha parlato di vulnus da risolvere riferendosi al fatto che ogni trattamento non può riguardare più di tre ovuli. Poiché questo nasce dal fatto che statisticamente solo un ovulo su tre attecchisce, è facile dedurre, per la nota legge che se io mangio un pollo e tu no mediamente abbiamo mangiato ciascuno mezzo pollo, che molte donne dovranno sottoporsi a più trattamenti, con tutti i disagi conseguenti che questo comporta.

Fortunatamente, data la sessione di bilancio, restano ancora due mesi affinchè si riescano a superare le logiche di partito e si possa, come ha detto il sen. Antonio Del Pennino (repubblicano della Cdl), ricercare quell'equilibrio su cui si possa realizzare un comune sentire attraverso un comune sforzo di reciproca comprensione.

<i>Ing. Vittorio Bertolini
Segretario sezione di Parma P.R.I.
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