STAMINALI: SEMINATE SU BIOTELAI FANNO ORGANI DA TRAPIANTO (Ansa)

<b>7 Novembre 2003</b> – MILANO – Costruire e modellare, con cellule staminali fatte crescere su mini impalcature tridimensionali che poi si riassorbono e spariscono, tessuti con le caratteristiche strutturali della nostra cartilagine, del fegato, dei nervi e dei vasi sanguigni. E' la premessa fondamentale per riprodurre organi da trapiantare. Non e' fantascienza: nei topi e' gia' stato fatto. E a Milano si apre un nuovo corso di laurea in Biotecnologie Mediche per approfondire questi studi.
Ne ha parlato oggi il professor Francesco Clementi, che del nuovo corso di laurea e' coordinatore, affermando che ''la tecnica e' frutto di molte convergenze nel campo della biologia cellulare e molecolare e consiste nel promuovere e ottenere la proliferazione, la differenziazione e l'organizzato sviluppo di cellule staminali umane su opportune mini impalcature tridimensionali, polimeriche riassorbibili''. Lo spunto centrale per questa ''trapiantologia staminale'' viene dall'ingegnere chimico del MIT (Massachusetts Institute of Technology) Shulamit Lavenberg, che ha innanzitutto ''realizzato – ha detto Clementi – il polimero biodegradabile che facesse da sostegno e modello su cui far crescere le cellule riplasmando l'organo da costruire''. In pratica, le staminali vengono 'seminate' sui sostegni delle forme desiderate, e 'innaffiate' di quei biosintetici fattori di crescita noti per stimolare la formazione di questo o quello specifico tipo di cellule.
''Cosi' adesso e' possibile ha spiegato il professore guidare biotecnologicamente le cellule staminali umane fino a conformare tessuti con le caratteristiche strutturali della nostra cartilagine, del fegato, dei nervi e dei vasi sanguigni in sviluppo. Ma i risultati – ha aggiunto – non si fermano qui: i tessuti ready-made continuano a svilupparsi e a produrre proteine umane anche dopo essere stati trapiantati (in topi resi incapaci di rigetto), integrandosi con la rete dei vasi sanguigni dell'ospite sperimentale''.
Proprio ''la messa in opera di questa metodica, con le domande di Biologia cellulare e molecolare che ha sia stimolato sia risolto, e' un perfetto esempio – ha concluso il professor Clementi – degli approfondimenti e degli scopi cui ci predisponiamo grazie alla nuova laurea in Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare''.
La nuova laurea dell'Universita' di Milano e' di buon auspicio, secondo Sergio Dompe', presidente di Assobiotech, intervenuto alla presentazione. ''L'Italia – ha detto – nonostante la formazione specifica sia di alto livello, e' in grave ritardo rispetto al resto d'Europa: nel 2002 da noi operano soltanto una settantina di imprese biotech – quasi tutte collegate al settore della salute umana – contro le 370 della Germania, le 340 della Gran Bretagna e le 245 della Francia''.