Mina Welby: orgogliosa che il Servizio Hospice della Caritas dissenta dal ddl Calabrò

 SEVERA POSIZIONE DEL SERVIZIO HOSPICE DELLA CARITAS DIOCESANA DI BOLZANO SUL DISEGNO DI LEGGE 2350 DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ALLEANZA TERAPEUTICA, DI CONSENSO INFORMATO E DI DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO

Sono orgogliosa di essere nata in un posto dell’Italia dove si rispettano i diritti fondamentali dei cittadini, dove anche un soggetto diocesano come il Servizio Hospice della Caritas dissente dal voto della Camera dei Deputati su un disegno di legge illiberale e inaccettabile anche per i cattolici.

Non mi meraviglia la presa di posizione pubblica del responsabile del Servizio Hospice, Günther Rederlechner, sapendo che il comitato etico della provincia di Bolzano già nel 2003 aveva sensibilizzato a tappeto i cittadini di quella provincia sulle tematiche della fine della vita. http://www.provinz.bz.it/sanita/comitati/approfondimenti-fine-vita.asp 

"Le persone malate e morenti vogliono decidere autonomamente: vogliono essere prese seriamente in considerazione ed assumersi la responsabilità delle loro scelte anche nell’ultima fase della vita, come prevede il consolidato diritto all’autodeterminazione. Una legge che disciplini chiaramente il testamento biologico deve sostenere questo diritto“, spiega Günther Rederlechner, mentre in questo ddl "l’autodeterminazione della persona non è più presente in situazioni in cui, per i più diversi motivi, non si può decidere da soli". Il rapporto medico-paziente viene ridotto a relazione di sfiducia. Altra critica severa è sull’obbligatorietà della nutrizione e idratazione artificiale, trattamenti sanitari, che secondo questo ddl non possono essere respinti nè interrotti.
L’articolo oggi uscito su Alto Adige (pag. 10) dà conto di una persona dalla parte dei suoi pazienti, che conosce il percorso che giorno per giorno fa insieme a loro sempre uguale, ma sempre diverso per ciascuno di loro. 
Auguro a Günther Rederlechner che insieme a lui molte Caritas Diocesane contribuiscano, ribellandosi e comunicando pubblicamente la loro disapprovazione a questo disegno di legge per "creare una cultura che consideri la malattia e la morte come parti della vita e in cui i cittadini si sentano presi in considerazione seriamente, protetti e rispettati".