Nature, ancora una volta sulle staminali embrionali in Italia

Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai, Silvia Garagna

cellule staminaliDi seguito è riportata una lettera pubblicata ieri su Nature e scritta da Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna, tre ricercatrici che hanno fatto ricorso contro il bando del Ministero della Salute, dal momento che quest’ultimo ha escluso dal finanziamento le ricerche sulle cellule staminali embrionali.

L’Associazione Luca Coscioni ha raccolto i fondi per permettere a queste tre ricercatrici di portare avanti la causa a favore delle cellule staminali embrionali. Sono stati un centinaio i ricercatori che da tutto il mondo hanno contribuito a questa raccolta fondi.

Leggi qui gli aderenti al contributo.

Per contribuire: 

on line con carta di credito tramite http://old.associazionelucacoscioni.it/contributo

tramite bonifico bancario intestato a Associazione Luca Coscioni
presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma ag. 21 Roma,
IBAN: IT79E0832703221000000002549,
BIC: ROMAITRR

o tramite conto corrente postale n. 41025677 intestato a "Associazione Luca Coscioni" Via di Torre Argentina, 76 – 00186, Roma, specificando la causale "Fondo spese legali Cattaneo-Cerbai-Garagna"

Il 16 luglio del 2009 il TAR del Lazio ha bocciato il loro ricorso, sostenendo che spettasse al direttore di un ospedale, piuttosto che al Rettore dell’università farlo, non alle tre ricercatrici. Stando a quanto affermato dal TAR è evidente che questa decisione farebbe venire meno la libertà ed il diritto di ricerca (esercitata legalmente), sancito dalla costituzione italiana come un diritto individuale.

Nel dicembre del 2009, il Consiglio di Stato ha messo di nuovo in discussione la legittimità del ricorso contestando il fatto che non fosse stata fatta nessuna proposta di ricerca sulle cellule staminali embrionali, anche se in realtà il bando escludeva questo tipo di proposta. Nonostante questo non fosse possibile, una delle tre ricercatrici riuscì a presentarne una entro la scadenza. Il Consiglio di Stato sosteneva inoltre che fosse lo stesso contenuto del bando a definire cosa potesse essere finanziato. Le tre scienziate affermano però che il ministro che ha indetto questo bando non avesse né il diritto, né la competenza per escludere un tipo di ricerca (quella sulle cellule staminali embrionali) che è pertinente al campo di ricerca ed identificato dal Governo come “strategicamente rilevante e da finanziare”.

Leggi la cronistoria del bando di ricerca sulle cellule staminali.

Ecco la lettera:

"Come scienziate preoccupate dall’ingerenza della politica nella ricerca, alcuni mesi fa abbiamo portato in tribunale la decisione del governo di escludere le cellule staminali embrionali umane da un bando di ricerca ministeriale [sulla biologia delle cellule staminali e il loro potenziale terapeutico]. Il nostro ricorso, ad oggi, non ha avuto successo (vedasi Nature, 460, 19, 449, 2009).

Ma intendiamo continuare questa battaglia, anche se dovessero essere necessari anni a confronto della rapida evoluzione delle conoscenze scientifiche in questo ambito. Riteniamo infatti che l’esclusione di questo tipo di cellule, legalmente utilizzabili e scientificamente importanti, costituisca un abuso di potere e che, pertanto, la nostra azione assuma una valenza sia sul piano politico che culturale di particolare rilievo nella situazione attuale del nostro Paese.

L’indifferenza generalizzata rende questa azione particolarmente difficile. Noi contiamo di sensibilizzare la comunità scientifica sia nazionale che internazionale sull’importanza di una discussione attenta su come viene destinato il denaro pubblico per la ricerca, allertando studenti, media, politici ed accademici sul rischio di qualsiasi tipo di condizionamento ideologico della scienza.

E’ già molto grave per la comunità scientifica cronicamente sofferente per la mancanza di finanziamenti, che il governo italiano abbia deciso di affrontare la crisi finanziaria tagliando i fondi per la ricerca, l’innovazione e l’istruzione e che il sistema di distribuzione dei finanziamenti pubblici usi modalità meno trasparenti di quelle che dovrebbero essere. Questo non solo per considerazione del lavoro dei ricercatori, ma anche (o soprattutto) di quello dei contribuenti da cui questi fondi derivano.

Auspichiamo che tutti gli scienziati italiani e coloro che si occupano di ricerca di base protestino per l’insostenibile atteggiamento del governo verso la ricerca. A nostro avviso, il rischio di essere posti al margine della scena scientifica internazionale è reale."

 

Elena Cattaneo, Universita’ degli Studi di Milano

Elisabetta Cerbai, Universita’ di Firenze

Silvia Garagna, Universita’ degli Studi di Pavia

(pubblicata da nature 463, 729 – 11 febbraio 2010)

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