È stato pubblicato il XVII Libro Bianco sulle Droghe dal titolo “E non sono pazzi”

XVII Libro Bianco sulle Droghe

Riportando i dati del 2025, il Libro Bianco fa da contraltare alla Relazione del Governo. QUI è possibile scaricarlo

La presentazione è avvenuta il 24 giugno alla presenza del Sottosegretario Mantovano

La prima parte della XVII edizione del Libro Bianco sulle droghe traccia un bilancio  delle politiche sulle sostanze del Governo Meloni e analizza il pensiero e l’azione del  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano. Dopo la Conferenza nazionale governativa e la Controconferenza promossa dalla rete per la riforma delle politiche sulle droghe nel novembre 2025, il Libro Bianco riporta al centro del dibattito  pubblico il rapporto tra sostanze, servizi, marginalità e carcere.

Particolare attenzione è  dedicata ai provvedimenti più recenti, dal secondo decreto sicurezza alla proposta delle  cosiddette comunità-prigione: misure che rafforzano il ricorso alla sanzione penale e rischiano  di aggravare ulteriormente l’impatto della repressione sulle persone più vulnerabili. 

— Il contesto internazionale —

La seconda parte del Libro Bianco, come consuetudine, approfondisce lo scenario  internazionale delle politiche sulle droghe. Nel caos globale, la war on drugs conferma il  proprio ruolo di strumento di guerra, controllo, neocolonialismo e violazione dei diritti umani.

Il  volume analizza inoltre i dati europei più recenti diffusi dall’Agenzia dell’Unione europea sulle  droghe, EUDA, mostrando come mercati e sostanze cambino più rapidamente delle politiche  chiamate a governarli. Completano questa sezione le riflessioni sul rapporto tra proibizionismo,  crisi climatica ed ecocidio, sull’accesso alle terapie psichedeliche e sulla mancata  riclassificazione internazionale della foglia di coca.

— Droghe e repressione: i dati in pillole —

A diciassette anni dalla prima edizione del Libro Bianco, i dati confermano la centralità della legislazione antidroga nel funzionamento del sistema penale e penitenziario italiano. L’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti continua a rappresentare uno dei principali canali di  ingresso in carcere.

Gli effetti della legge Jervolino-Vassalli non possono più essere  considerati conseguenze impreviste o collaterali: dopo trentacinque anni di applicazione, sono  un elemento strutturale del modello proibizionista italiano. La decarcerizzazione passa  necessariamente attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione  delle sostanze. Al contrario, le politiche di tolleranza zero e controllo sociale continuano a  fondarsi sulla loro criminalizzazione.

Le simulazioni contenute nel Libro Bianco mostrano che, senza i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso avverrebbe escludendo dal calcolo le persone detenute certificate come tossicodipendenti. Si tratta di simulazioni indicative, che rendono però evidente il peso decisivo della legislazione antidroga e della mancata presa in carico territoriale delle  dipendenze.

 ➡ Un ingresso in carcere su 4 è legato all’articolo 73

Dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in  carcere del 3,4%. Calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico: sono  10.784 su 42.005, pari al 25,7% del totale.

La riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia  minima: l’anno precedente erano il 25,8%. In altre parole, ancora oggi più di un ingresso in  carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe.

 ➡ A fine del 2025, quasi 64mila persone erano detenute

Al 31 dicembre 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 63.499, contro le 61.861 dell’anno precedente. 

Di queste: 

  • 13.735 erano ristrette per il solo articolo 73; 
  • 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74; 
  • 1.020 per il solo articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di  sostanze. 

Complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in  carcere per violazione del DPR 309/1990. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla  media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%.

 ➡ Sempre più persone tossicodipendenti sono in carcere

Continua a crescere, sia in termini assoluti sia percentuali, il numero delle persone detenute  definite e certificate come tossicodipendenti. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le  persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti  penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così  numerosi.

 ➡ Oltre 200mila persone coinvolte in procedimenti per droghe

Pur in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, i dati dei tribunali mostrano l’enorme peso della normativa antidroga sul sistema giudiziario. 

Al 31 dicembre 2025 risultavano coinvolte in procedimenti penali pendenti: 

  • 156.179 persone per violazione dell’articolo 73; 
  • 46.001 persone per violazione dell’articolo 74. 

Nel complesso sono dunque oltre 202.000 le persone coinvolte in procedimenti pendenti per i due principali reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti. Il 77,2% è coinvolto in  procedimenti per articolo 73. È un’ulteriore conferma di come la repressione si concentri  soprattutto sui livelli più bassi della circolazione delle sostanze, più che sui vertici delle  organizzazioni criminali.

 ➡ Quasi 100mila persone nell’area penale esterna

La crescita non riguarda soltanto il carcere. Continua ad ampliarsi anche l’area del controllo penale esterno. Al 31 dicembre 2025 erano 99.447 le persone in carico per misure alternative,  pene e sanzioni sostitutive, misure e sanzioni di comunità, messa alla prova e misure di sicurezza.

Sono quasi 6.000 in più rispetto al 2024, con un aumento del 6,4%. Le misure  alternative dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale per limitare il ricorso alla  detenzione. Tuttavia, in un sistema che non riduce gli ingressi nell’area penale, rischiano  semplicemente di affiancarsi al carcere invece di sostituirlo, ampliando ulteriormente il  numero delle persone sottoposte a controllo. Sommando carcere e area penale esterna, il  sistema a fine 2025 coinvolge oltre 160.000 persone.

 ➡ 39.188 segnalazioni per uso personale

I dati sulle segnalazioni amministrative si consolidano molto lentamente e devono quindi  essere letti con cautela. Per il 2025 risultano al momento registrate 39.188 segnalazioni per  detenzione di sostanze destinate all’uso personale. Di queste, 12.062, circa il 31%, si sono  concluse con una sanzione amministrativa. Le conseguenze più frequenti sono la sospensione,  o il divieto di conseguire, la patente e il passaporto. Tali sanzioni vengono applicate anche in  assenza di uno specifico comportamento pericoloso da parte della persona segnalata.

 ➡ La repressione nel consumo colpisce soprattutto la cannabis

La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che  usano cannabis. 

Nel 2025: 

  • il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis; 
  • il 17% la cocaina; 
  • il 2% l’eroina; 
  • le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale. 

Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per  detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato  derivati della cannabis. 

3.564 minori segnalati: il 97,1% è per cannabis

Nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minorenni. La quasi totalità, il 97,1%, è stata segnalata per  cannabis. Migliaia di adolescenti entrano così in un percorso amministrativo e sanzionatorio  che produce stigma e può avere conseguenze desocializzanti e controproducenti. La presunta funzione terapeutica della segnalazione al prefetto è ormai quasi scomparsa.

Solo 412 persone sono state invitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario, contro  le 3.008 del 2007. Anche gli inviti a rivolgersi ai SerD continuano a diminuire e nel 2025 sono  stati 3.268. Il sistema appare quindi sempre meno orientato alla salute e sempre più  concentrato sulla sanzione.

 ➡ Le proposte di riforma

In appendice il Libro Bianco raccoglie le principali proposte legislative promosse dalla società  civile per superare l’attuale modello proibizionista. Tra queste: la depenalizzazione del  consumo, la riforma del Testo Unico sugli stupefacenti, il rafforzamento delle misure  alternative e della riduzione del danno, la regolamentazione legale della cannabis e la  depenalizzazione della coltivazione per uso personale e in forma associata.

Il Libro Bianco 2026 contiene contributi di: Stefano Anastasia, Franco Corleone, Maurizio  Cianchella, Hassan Bassi, Leonardo Fiorentini, Stefano Vecchio, Caterina Pozzi, Denise Amerini,  Susanna Ronconi, Peppe Brescia, Marco Cappato e Claudia Moretti, Paolo Nencini, Patrizio  Gonnella. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.