Bianco: il “metodo Stamina” tiene in ostaggio i pazienti

Avvenire- E’ vita
Francesco Ognibene

Dell’intervista di Avvenire al celebre biologo americano Arnold Caplan sulle questioni aperte dal caso Stamina (9 gennaio) non ha condiviso praticamente nulla, a cominciare dall’idea che le cellule staminali esigono nuove regole per giungere alla terapia. Ma è su tutta la contorta vicenda di Stamina che Paolo Bianco, direttore del Laboratorio di cellule staminali alla Sapienza di Roma e tra le massime autorità internazionali in materia, ha un’idea molto chiara. 

Professore, qual è il suo giudizio scientifico sul cosiddetto “metodo Stamina”? «Su brevetti fraudolenti, metodi inesistenti, protocolli segreti, giri di soldi, pratiche abusive, pseudomedicina e pseudoscienza, tariffe a cinque cifre, denunce, illegalità, comportamenti eversivi, non c’è giudizio scientifico. Scienza e medicina, proprio come malati e compassione (sentimento universale, ethos della medicina), non c’entrano. I malati sono stati presi in ostaggio per dirottare ospedali, ingannare le coscienze, ricattare lo Stato, scardinare leggi, fare affari, legalizzare lo spaccio su larga scala di cure immaginarie».
 
Sin dall’inizio della vicenda abbiamo visto e raccontato errori, equivoci, pressioni improprie sull’opinione pubblica, strumentalizzazioni della sofferenza di pazienti e famiglie. Una catena che pare aver gettato i protagonisti in un vicolo cieco.  Quali azioni sono necessarie ora per venirne fuori? «Liberare gli ostaggi: dare a pazienti e famiglie informazione completa e corretta, assistenza medica e sociale. Liberarli da abusi, rischi e speculazioni. Vietare l’uso del “metodo Stamina” in Italia. Mettere ordine negli ospedali pubblici in cui sono accadute cose inaudite. Impedire che accadano ancora.  Assicurare alla giustizia i responsabili. Mostrare chi c’è dietro».
C’è una lezione per la scienza da tutta questa vicenda? «Usare prudenza e realismo, respingere la pressione a promettere “cure” imminenti o intraprendere trial dinici prematuri. Riconoscere i mercanti nel tempio. Per Arnold Caplan, padre dell’idea di vendere “mesenchimali” (scoperte e caratterizzate da altri), il cuore infartuato con le mesenchimali torna normale (sic). Per lui le mesenchimali infuse in vena possono guarire autismo, ictus, artrite, malattie neurodegenerative, sepsi, incontinenza urinaria, colite e molto altro. Non ce n’è prova scientifica, altrimenti avremmo scoperto la panacea degli alchimisti, né fondamento plausibile in medicina. 
Caplan non è un medico, scienza e marketing vanno tenuti distinti. Il marketing camuffato da “scienza” incoraggia e aiuta i ciarlatani, ed è fuorviante e dannoso peri pazienti».
 
Caplan ha parlato di un sistema regolatorio in materia di terapie con cellule staminali tutto da rivedere. È d’accordo? No. Le agenzie regolatone già lavorano ad accelerare lo sviluppo di terapie cellulari mantenendo il rigore scientifico che tutela i pazienti, con l’Aifa all’avanguardia. Invece quello che Caplan vuole coincide di fatto con quel che vuole Stamina: permettere il commercio di mesenchimali per malattie diversissime senza prima dimostrarne plausibilità ed efficacia, rimandate a esperimenti post-marketing. Se accadesse, la “cura” giustificherebbe la vendita; “l’esperimento” la mancata efficacia; e la “compassione” l’uso di un malato grave per un esperimento futile. In un triangolo perverso, un atto inutile o dannoso diviene medicina; un atto stupido scienza; e un atto abbietto compassione. Nel marzo 2013 la proposta di Caplan fu inoltrata da Camillo Ricordi all’allora ministro Balduzzi. In aprile un emendamento del Senato al decreto Balduzzi di fatto accolse l’idea di Caplan e Ricordi (e di Stamina) di sottrarre le mesenchimali a leggi europee e vigilanza Aifa. 
A maggio la Camera lo eliminò, ma le pressioni lobbistiche antiregolatorie continuano. Specie nei Paesi poveri, pressioni lobbistiche e interessi internazionali hanno aperto autostrade commerciali al traffico di “staminali”, esponendo decine di migliaia di persone a rischi, ra ri, sfruttamento».
 
Cosa pensa dell’idea di Caplan che le cellule mesenchimali possano rispondere in loco al danno nei tessuti producendo quelli che lui definisce “farmaci sito-specifici”? «Se ci fosse il farmaco bisognerebbe identificarlo e usarlo (come fu per tutti i farmaci prodotti da cellule: insulina, digitale, steroidi e moltissimi altri), e non infondere le cellule. Volendo vendere le cellule si favoleggia di farmaci ignoti, ma ci si guarda dal cercarli. Al posto di dati, metafore pittoresche: le cellule sono “farmacie”. Tu compri le farmacie, e tutti quei farmaci da scoprire nel futuro per tutto quanto è senza cura loro te li distribuiscono nel presente. Finché non si dimostra, l’idea vale quella di Voronoff che cent’anni fa trapiantava testicoli di scimmia per rinvigorire uomini anziani, o quella di Paul Niehans, che infondeva cellule “giovani” (Frischzellen) di feto di pecora per “ringiovanire” i tessuti. Qualcuno lo fa ancora, se paghi: è la terapia cellulare “nera” della “medicina alterativa”, che disprezza i meccanismi dimostrabili e cerca effetti indimostrabili. Fatto è, se infuse in vena, le mesenchimali muoiono, non “si insediano” nei tessuti. Ma prima di scomparire in poche ore, vanno nei polmoni, dove possono far danni.
 Se invece trapiantate in loco, nell’osso o nel cuore, fanno quel che sanno fare, cioè osso. Fare osso nell’osso è una terapia; fare osso nel cuore infartuato è una catastrofe».
 
Quali sono le reali potenzialità terapeutiche delle staminali mesenchimali? «Le potenzialità credibili discendono dalla la ro funzione nota: costruire lo scheletro, e al suo interno dirigere cellule staminali diverse a produrre il sangue, e organizzarne la circolazione locale. Serve capire come queste funzioni affascinanti e uniche siano alterate nelle malattie di osso e sangue, come tradurle in quale terapia (cellulare o no) per quali malattie. Se ci fossero scorciatoie o bastasse l’intenzione, avremmo già guarito tutto. Ma se affaristi e ciarlatani rompono le regole, il bazar delle terapie distruggerà la medicina». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.