Intervento di Giulio Cossu al X Congresso Coscioni

Giulio Cossu

Grazie per la parola. Vorrei fare alcune considerazioni brevissime che riguardano un po’ soprattutto la mia esperienza in questi dieci  anni dell’associazione di cui sono stato insieme a Elena uno dei primi ricercatori coinvolti.   Non entrerò nel dettaglio di stamina o degli ogm,  o della sperimentazione animale perché in parte già è stato fatto e in parte sarà trattato in maggiore dettaglio, anche con opinioni discordanti. Difficilmente qualcuno avrebbe trovato delle parole più precise di quelle che abbiamo ascoltato da Anita e questo è qualcosa che è importante considerare.

Tuttavia non dovremmo stare qui ad  autocelebrarci: ci sono molte cose che non vanno e su cui io personalmente e altri nell’associazione avremmo dovuto e forse potuto fare di più. Per esempio, il coinvolgimento di altri ricercatori. Per esempio il coinvolgimento delle associazioni di pazienti con cui interagiamo spesso, io specificamente con le associazioni di pazienti affetti da distrofia muscolare.

Questo perché? Un po’ è un sempre un problema di comunicazione, i mezzi con cui l’associazione comunica sono comunque molto limitati.

I ricercatori che adesso abbiamo reclutato, Bianco e De Luca sono persone di grande spessore internazionale ma sono ancora pochi rispetto al numero di ricercatori bravi, consapevoli della natura sociale e politica di quello che fanno; per un motivo o per un altro, forse anche per nostra incapacità, questi ricercatori non fanno parte dell’associazione o sono iscritti ma di fatto non partecipano. E’ chiaro che mancando un apporto forte da parte dei ricercatori, essendo inferiore al necessario l’apporto delle famiglie dei pazienti, la nostra azione risulta meno incisiva. Quando si verificano casi come quelli di stamina è evidente che, se si esce dal binario dell’argomentazione scientifica dove non c’è questione, diventa difficile per una persona di cultura media potersi orientare. E di nuovo andiamo ai mali antichi della scuola italiana che non ha mai curato l’educazione scientifica, per cui diventa difficile capire perché un metodo come quello di stamina non può essere nemmeno considerato. Se poi su questa difficoltà, come dire, di comprensione per mancanza di mezzi culturali, si innesta una partecipazione emotiva molto forte si capisce perché diventa facile avere mille, due mila persone davanti al parlamento. Questo va su tutti i giornali, mentre quando gli 800 e non so quanti ricercatori sono andati giovedì scorso a protestare a Roma, credo sia apparso qualche trafiletto in seconda pagina; non ne sono sicuro perché non vivo più in Italia e seguo un po’ da lontano le vicende italiane.

L’ultima cosa che volevo dire è quanto sia preoccupante l’escalation di aggressività di tutti questi movimenti antiscientifici che forse in un momento di crisi economica colpevolizzano la scienza di non avere tenuto fede alle promesse e di non avere guarito tutte le malattie in 5 anni. La scienza si muove:  al San Raffaele di Milano dove non lavoro più, quindi non faccio pubblicità alla mia istituzione, hanno di recente trovato una terapia per una grave malattia: la leucodistrofia metacromatica: i bambini non sono guariti ma hanno sicuramente avuto dei benefici straordinari: ci sono dei filmati, ci sono circa 50 pubblicazioni, il protocollo è pubblico, i pazienti saranno seguiti per i prossimi 15 anni. Ci sono tutti gli elementi quindi per valutare la serietà e l’efficacia di questa terapia, a differenze di latre che occupano stabilmente le pirme pagine dei giornali. 

 

La nostra difficoltà di raggiungere i media come invece chi devasta un allevamento o uno stabulario o chi anche riesce a fare minacce gravi che molti di noi hanno ricevuto su facebook o su altre, dimostrano come manchi ancora un humus e quindi l’unica cosa che posso dire è che c’è ancora tanto da fare su questo fronte. Per questo motivo credo che  forse la co-presidenza scientifica dovrebbe passare nelle mani di qualcuno più presente nel paese di quanto non riesca a fare io. Vi ringrazio per l’attenzione.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.