Gli esperti bocciano il metodo Stamina: “Non cura i pazienti”

La Stampa
Flavia Amabile

E alla fine gli esperti bocciano il metodo Stamina. Il comitato scientifico che aveva il compito di esprimersi sul metodo che utilizza le cellule staminali ha consegnato il suo parere, ed è un parere decisamente negativo. Il rapporto boccia in modo netto il metodo messo a punto dal presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, che si basa sull’estrazione delle cellule staminali dal midollo osseo di un paziente per trasformarle in cellule nervose e rein-fonderle nello stesso paziente per curare alcune malattie neurodegenerative. Secondo gli esperti non avrebbe consistenza scientifica. La valutazione degli esperti nei confronti del metodo non ha alcun carattere vincolante ma è un approfondimento scientifico necessario nel momento in cui si avvia una sperimentazione com’è avvenuto nel caso del metodo Stamina. II ministro della Salute Beatrice Lorenzin non ha ancora preso visione del documento e, quindi, non si è espressa. In ogni caso Davide Vannoni non ha intenzione di arrendersi. La fondazione Stamina ha già pronto un ricorso al Tar «contro un comitato scientifico di parte», per la rinomina «di quei membri che si erano espressi chiaramente contro il metodo Stamina». Così si è espresso Vannoni che ha aggiunto: «E stata una scelta del ministero della Salute nominare questi componenti, e ora sarà il ministero a decidere cosa fare». Con questo metodo, ha ricordato Vannoni, «sono curate in questo momento a Brescia 40 persone, senza effetti collaterali e con risultati evidenti che mostreremo al Tar il prossimo 7 ottobre». Partendo da questi «dati reali – ha detto il presidente di Stamina Foundation – dico che una bocciatura sulla carta vale poco rispetto a quello che è già in corso all’interno di un ospedale pubblico italiano». Ad ogni modo, ha tenuto a precisare, «aspetto di vedere le motivazioni del parere». Nel frattempo «andiamo avanti con le terapie: abbiamo 150 persone in lista di attesa a Brescia». Quindi, ha sottolineato Vannoni, «se la strada per il metodo Stamina potrà essere solo quelle delle cure compassionevoli, proseguiremo con questa via, che è in ogni caso quella più importante perché è in grado di assicurare una risposta immediata ai pazienti». D’altronde, ha concluso, «la sperimentazione non aggiungeva nulla, perché sarebbe stata limitata alla fase 1 e 2 e, dunque, a poche decine di malati per alcune patologie, e non sarebbe stata la soluzione per portare la metodica alle migliaia di malati di tante patologie diverse». «Una decisione attesa», commenta anche la neo senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata delle staminali che nei mesi scorsi si è a lungo battuta contro il metodo. Soddisfatta l’associazione Luca Coscioni. «Se la bocciatura fosse vera – spiega Filomena Gallo, segretario dell’associazione – sarebbe la conferma di quanto da noi dichiarato nell’ultimo anno insieme con gli scienziati nazionali e internazionali. Non c’è metodo scientifico, non c’è rispetto delle regole dietro il metodo di Davide Vannoni. Il ministro Lorenzin non può non prendere in considerazione la relazione degli esperti: dunque deve bloccare l’inizio della sperimentazione. Restiamo accanto a tutti i malati e le loro famiglie che credono svanisca una speranza: non è così». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.