
VENEZIA Il video è intimo. Ci si sente quasi guardoni ad indugiare nella camera linda e ordinata, su quelle mani che frugano nella busta dei trucchi, una matita per gli occhi, un rossetto. Cose di donne che si apprestano a farsi belle. Piera è dolce nei suoi capelli corti e bianchi che tradiscono la recente chemio e nell`abito nero elegante. Si prepara
per un viaggio, la valigia buttata sul letto. L`ultimo miglio di una esistenza. «Danno da bere una bibita, poi uno si
addormenta. Si addormenta, e basta». Piera Franchini, una malata terminale, l`eutanasia, la sua eutanasia, la racconta
così in un video choc diffuso ieri dai Radicali italiani. Da Chirignago, quartiere di Venezia a Forch, vicino a Zurigo, dove il
diritto a decidere ha un valore. «Solo io ho il diritto di decidere su me stessa – spiega Piera nel video mentre tortura un cerotto antidolorifico – io non voglio più soffrire. Sono morta il 13 aprile, quando il chirurgo mi ha detto per la prima volta che non c’era nulla da fare». Il suo caso è diventato pubblico perchè Piera ha contattato l`Associazione Luca Coscioni in risposta allo spot “A.A.A. malati terminali cercasi” ed è stata accompagnata nel viaggio da Marco Cappato, tesoriere dell`associazione. Un viaggio senza ritorno, come quello di Daniela Cesarini, 66 anni, ex assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi che per tacitare la sua impossibilità a continuare a vivere dopo la morte del figlio, ha annunciato agli amici un viaggio in Svizzera. E lì ha chiuso. Sono almeno 30 gli italiani che ogni anno scelgono questa strada. In questo momento ci sono un paio di malati di Sla che attendono di partire dal Veneto per morire all`estero. Per questo
l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una campagna di raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico, che oggi vedrà una giornata di mobilitazione nazionale e alla quale hanno già aderito, tra gli altri, il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, il regista Marco Bellocchio. Emilio Coveri, presidente dell`associazione “Exit Italia” (ma ce ne sono molte altre), spiega come si muore in esilio, a Basilea, Berna, Zurigo. Un viaggio semplice. «Si deve essere coscienti, perchè i medici accertare la reale volontà – spiega- Poi viene somministrata una bevanda e ci si addormenta. Per sempre». Il 40 per cento delle persone che arrivano a questa scelta, poi desistono. Prendono la valigia e tornano a casa per lasciare che sia il destino a fare il suo corso. «Degli altri tornano le ceneri. – spiega Coveri – La Svizzera impone la cremazione e il certificato di morte viene spedito al consolato. per questo la procedura è costosa: circa 8mila euro». Non sono solo le malattie oncologiche, o comunque a certo esito infausto a portare a queste scelte. L’aprile scorso l`ex procuratore di Catanzaro, Pietro D`Amico depresso, ha scelto il suicidio in una clinica di Basilea. I parenti accusarono di non essere stati informati se non a cose fatte da una telefonata. L`iniziativa di oggi è condannata dal sen. Antonio De Poli. «Si tratta di un`iniziativa che offende la sensibilità di molti italiani. Rispettiamo il dolore di chi soffre ma non si può disprezzare il valore della vita sino a banalizzarlo, rappresentandolo con un semplice bicchiere d`acqua che si porta via il dono più bello che abbiamo – ha detto. La disperazione e il dolore sono comprensibili. Lo Stato però puntualizza De Poli – deve darsi delle regole e alla base delle regole ci sono principi e valori».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.