Intervista a Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni
Il 2025 si è chiuso con la pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale a proposito della legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana. La sentenza è stata pronunciata il 4 Novembre, depositata il 29 Dicembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 Dicembre del 2025. L’avvocata Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni è stata intervistata nel programma radiofonico Il Maratoneta per commentare questo provvedimento.
Perché si tratta di un giudizio così importante?
Ricordiamo in primis che la norma della Regione Toscana n. 16 del 2025 nasce da una proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, che, emendata, discussa e approvata, disciplina le modalità organizzative per dare attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale in materia di fine vita, a partire dalla sentenza Cappato.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 204 del 2025, afferma che in mancanza di una legge statale le decisioni sul fine vita devono comunque trovare attuazione concreta, e che tale attuazione deve avvenire inevitabilmente nel quadro del Servizio Sanitario Nazionale. In materia di suicidio medicalmente assistito, è quindi costituzionalmente legittimo l’intervento regionale volto a disciplinare i profili organizzativi e procedurali di dettaglio nell’ambito della tutela della salute, anche in assenza di una legge statale organica, a patto però che i principi fondamentali siano desumibili dalla legislazione vigente. Quest’ultimo rappresenta un passaggio importantissimo, perché la Corte Costituzionale ha di fatto confermato assetto e impianto della legge regionale.
La Corte Costituzionale è poi intervenuta anche su singoli aspetti, dichiarando alcune parti incostituzionali. Quindi abbiamo un duplice effetto: da un lato, la conferma del fatto che le regioni possono intervenire in materia, perché previsto dalla Costituzione, dall’altro un messaggio chiaro al legislatore – che nel testo di legge all’esame del Senato ha invece previsto la totale esclusione del Servizio Sanitario Nazionale da ruoli fondamentali come quelli ribaditi dalla Corte Costituzionale con la sentenza Cappato.
Su questa possibile duplice lettura abbiamo osservato che anche i quotidiani si sono divisi, a seconda della linea editoriale e del grado di consenso verso la legge regionale toscana. Quali siano state le analisi più pertinenti da parte della stampa?
Abbiamo finora chiarito che la Corte Costituzionale conferma la legge così come la competenza regionale a intervenire sul piano organizzativo.
Bisogna sottolineare un altro passaggio fondamentale: viene ribadito il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, quindi la giurisprudenza costituzionale è confermata – sempre ricordando che le sentenze della Corte Costituzionale hanno portata di legge, vanno solo applicate.
Come detto, ciò rappresenta un chiaro messaggio al Parlamento, sollecitato ad intervenire con una norma organica. D’altro canto, la Corte Costituzionale ha cancellato una parte della legge toscana, relativa alla determinazione di tempi rigidi nelle varie fasi della procedura. Questo perché la Corte ha evidenziato che, in base all’ipotesi che regioni diverse stabiliscano tempi diversi, si potrebbero creare condizioni di disuguaglianza territoriale – ovvero proprio ciò che noi vogliamo evitare.
La Corte propone poi un’ulteriore osservazione, per cui la valutazione di alcune condizioni patologiche potrebbe richiedere tempi più lunghi rispetto a quelli fissati da una legge regionale. In considerazione di questi aspetti, è stato allora giudicato che una legge regionale non può determinare tempi rigidi, seppur la Corte abbia in ogni caso specificato che vi deve essere una pronta presa in carico della richiesta e che i tempi devono essere compatibili con quelle che sono le condizioni della persona malata.
Noi siamo quindi già a lavoro per capire come emendare la nostra proposta di legge nelle varie regioni in cui essa dovrà andare in discussione, accogliendo i rilievi che sono stati propri della Corte Costituzionale, affinché non ci sia nessuna forma di disuguaglianza. Dovremmo essere bravi nel capire come, in base alle parole della Corte, dare indicazioni alle regioni: per questo motivo, lo scorso 15 Gennaio abbiamo anche convocato un webinar.
Si è trattato di un seminario con costituzionalisti e magistrati finalizzato a elaborare una linea condivisa da inserire nelle nostre proposte di legge, siano esse di iniziativa popolare o, al contrario, avanzate dagli eletti.
In tal caso bisognerà organizzare nuovamente una raccolta firme?
Valuteremo tale opzione, perché si potrebbe procedere anche mediante l’emendamento diretto, su preciso indirizzo, da parte dei consiglieri. Senza dubbio il testo dovrà essere emendato a seguito delle indicazioni della Corte Costituzionale, e quindi sarà necessario trovare una formula che non definisca tempi precisi in modo tale da non determinare disuguaglianze. Ricordiamo che la sentenza Cappato si ancora direttamente a quella che è la legge sulle Dat, quindi la persona deve essere correttamente informata su tutte le opzioni in materia di fine vita.
Si tratta di una parte importante: la persona dovrà superare le verifiche da parte delle commissioni mediche che riguardano soprattutto le condizioni della persona e la piena capacità di autodeterminarsi, quindi, in un secondo momento, la consapevolezza riguardo l’opzione che si vuole percorrere. La persona deve inoltre avere una patologia irreversibile che produce sofferenze fisiche o psicologiche che quella persona reputa intollerabili, in un quadro di assistenza e cura.
Stiamo dunque parlando di persone con caratteristiche specifiche, che in aggiunta devono essere mantenute in vita da trattamenti di sostegno vitale – così come sono stati definiti dalla Corte Costituzionale.
Infine, deve arrivare il parere del Comitato Etico. Insomma, c’è una serie di funzioni e approfondimenti che sono ben definiti in alcuni casi, mentre in altri essi vengono ulteriormente specificati dalla Corte Costituzionale per fare in modo che quella libertà di scelta della persona in materia di autodeterminazione terapeutica sia rispettata, riconosciuta e affermata.
Quindi, ricapitolando, diciamo che la sentenza n. 204 del 2025 respinge l’impostazione del governo che chiede di cancellare la legge, disciplina l’attività in modo che il Servizio Sanitario Regionale lo svolga, mentre, in merito alle dichiarazioni di illegittimità, esse riguardano singoli profili che non mettono in discussione né il perimetro dei diritti delle persone malate né l’obbligo delle strutture pubbliche di dare attuazione ai principi costituzionali già stabiliti. Tornando alle interpretazioni da parte della stampa, possiamo sicuramente confermare che la Corte non boccia la legge toscana nel suo impianto ma cancella solo le parti che fissavano tempi rigidi e predeterminati, poiché decidere i tempi di queste procedure non è una scelta puramente amministrativa, ma una decisione che incide direttamente sui diritti fondamentali e quindi spetta allo Stato e non alle regioni prendere questa decisione.
Che riflessi ha questa sentenza rispetto alle decisioni di regioni come Lombardia e Piemonte, che hanno negato l’esame e la discussione della legge con la giustificazione dell’assenza di criteri di competenza, invocando addirittura un pregiudizio di costituzionalità?
In quei due consigli regionali è stato sottratto al dibattito un testo di legge d’iniziativa popolare con la scusa della pregiudiziale di costituzionalità, mentre questa sentenza conferma che invece è competenza delle regioni intervenire in questa materia secondo determinate caratteristiche. Quindi ritorneremo nelle regioni che hanno voluto sottrarsi al loro compito, cercando di portare avanti la proposta di legge d’iniziativa popolare.
Hai visto il nuovo film di Paolo Sorrentino, La Grazia, un tuo commento a riguardo.
Si tratta di un film bellissimo da vedere, che a me ha suscitato diverse riflessioni in base al lavoro che ogni giorno con l’Associazione Luca Coscioni portiamo avanti – riflessioni particolari che potete leggere sul mio blog. Non anticipo altro, ma invito chiunque a leggere l’articolo e ad andare a vedere il film, che, oltre alle suggestioni, consegna allo spettatore una domanda particolare: di chi sono i nostri giorni?
Marianna Aprile ha dato dell’Associazione Coscioni la definizione di “supplenti dello Stato”. Credo questa sia una questione cruciale, perché siamo abituati a protestare rispetto alle cose che ci vedono contrari, ma un conto è protestare e un altro è supplire alle carenze dello Stato.
Il quale si deve assumere le proprie responsabilità. Ricordiamo che la carta costituzionale prevede che lo Stato intervenga per rimuovere gli ostacoli all’esercizio delle nostre libertà. In capo ai cittadini ci sono dei diritti fondamentali: il diritto alla salute, all’assistenza, alla cura, così come anche il diritto di poter rifiutare quella cura e di vedere rispettate le proprie scelte che riguardano l’autodeterminazione in materia terapeutica. Questa è la parte che attiene alle scelte di fine vita.
Quindi siamo tutti d’accordo nell’affermare il diritto alla cura e all’assistenza, così come l’opposizione a percorsi e ostacoli per la persona che, in uno stato di fragilità, ha bisogno di cura.
Con il governo concordiamo circa la necessità di fornire maggiori fondi e garanzie e di garantire l’applicazione di leggi come quella sui caregiver, ma ci battiamo anche affinché ci sia libertà di scelta. Non parliamo di interventi dello Stato che entrano in conflitto tra di loro, ma di garanzie costituzionali per tutti noi. Mi riferisco alle ultime dichiarazioni della Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, che recentemente ha voluto evidenziare gli interventi attuati circa la tutela della salute e della vita. Benissimo, ma invito il governo a parlare anche di ricerca scientifica e di diritto alla cura, sottolineando che essi non entrano in contrapposizione con la libertà di scelta degli italiani
Classe 1990, laureato in Scienze di governo e comunicazione pubblica alla Luiss “Guido Carli” di Roma. Dal 2018 è membro della Giunta dell’Associazione Luca Coscioni.