Il professor Umberto Veronesi (nella foto) fa il punto dello «stato» della scienza nel nostro paese. E le sue conclusioni sono talmente critiche da spingerlo a varare, a sue spese (vi verserà infatti tutti i proventi extra della sua professione), una fondazione a lui intitolata (ma non voleva, dicono gli altri membri, lo abbiamo dovuto costringere noi a darle il suo nome) per rilanciare non solo la ricerca ma per «obbligare» ad una costante riflessione fra etica e medicina, richiamare i talenti italiani (e non) che si sono allontanati dall'Italia per mancanza di fondi e di prospettive, superare l'atavica diffidenza nazionale verso le dottrine scientifiche per riunire le diverse visioni in un superiore sforzo culturale.
«In questo periodo – ha proseguito, presentando questo suo ultimo sforzo – siamo davanti ad una crisi del mondo della scienza, dovuta paradossalmente non tanto a poca ricerca ma proprio al contrario, vale a dire ad una straordinaria accelerazione dei risultati che ha alterato la comune percezione e il rapporto con l'etica. La scienza è stata più o meno la stessa per 2000 anni, sorretta da discipline come la matematica, la fisica, la chimica. In meno di venti anni è cambiata ed adesso è basata su informatica, biotecnologie, telecomunicazioni, tutte cose che vanno avanti senza porsi problemi etici. Scienze del fare, non del pensare. Ai tempi di Galileo, la ricerca rispondeva a criteri di verità, universalità, oggettività che avevano una grande funzione civilizzatrice. Oggi?»
Grandi i problemi etici posti dalle attuali scoperte come il genoma. La clonazione umana, ad esempio, la manipolazione genetica. È necessario approfondirle e parlarne. «La clonazione è alle porte. Siamo pronti moralmente? – ha proseguito – Tra un po' una donna che non può concepire in modo naturale, la chiederà e la otterrà. Che cosa faremo, sequestreremo il bebè, come nel caso del toro Galileo? Bisognerà imparare a convivere con le nuove scoperte, studiare fino a dove è legittimo spingersi, essere cauti e utilizzare al massimo il progresso per tutti».
Nasce così la necessità di un codice etico che esamini e tratti le tematiche con completezza e senza preguidizi. La Fondazione ha come prima meta l'organizzazione di una conferenza mondiale su «Sviluppo, scienza e futuro del mondo» che si terrà nel 2005 a Venezia, presso la sede della Fondazione Cini, proprio per trattare i problemi deontologici ed etici e riavvicinare all'Italia i ricercatori internazionali. Perché la verità appurata da Veronesi e dal gruppo con il quale ha dato vita alla sua iniziativa (tutti nomi che rappresentano il meglio del nostro Paese, fra cui lo scienziato Pier Giuseppe Pelicci, scopritore del gene P66 che causa l'invecchiamento, personalità come i Nobel Rubbia e Montalcini e imprenditori come Diego Della Valle e Marco Tronchetti Provera) è che l'Italia non spende «poco» per finanziare le scienze a raffronto di grandi investitori come gli Usa e il Giappone ma spende «pochissimo» anche rispetto alle altre potenze europee. E questo rischia di farle perdere il treno delle scoperte prossime venture e di farne una nazione obbligata ad importare tecnologia e scienziati per mantenersi al passo col resto del mondo.
<i>di Luisa Ciuni</i>