«Credo che Pannella abbia abbastanza ragione. Una volta, quando sentivo un amico eterosessuale dire che il matrimonio è solo una cosa formale, dubitavo. Ora comincio a pensare sia vero. A maggior ragione lo è per gli omosessuali. Le unioni gay durano e sono stabili perché non sono unite da legami codificati».
Se potessero sposarsi i gay non sarebbero per questo più felici?
«Anzi. Che gusto c’è altrimenti a essere liberi, trasgressivi, insomma omosessuali? Per gli etero è diverso: loro hanno il problema dei figli. Noi no. Un conto sono le garanzie legali che riguardano assistenza, casa, beni: gia Aristotele nel testamento divise il patrimonio tra la moglie, i figli e il suo amante. Ma se uno si lega troppo finisce per reclamare un’istituzione sacramentale. E forse è un errore».
Davvero il matrimonio non fa bene all’amore?
«Innanzitutto accorcia le storie. Le unioni più stabili che conosco sono tra gay. Molti amici eterosessuali che si sono sposati hanno già divorziato. E poi il matrimonio nuoce al sesso. Dopo anni di convivenza coatta, tra i coniugi si instaura una repressione reciproca. La fortuna della prostituzione si spiega così: il marito cerca le meretrici perché non gli interessa più la moglie. Temo che tra omosessuali finirebbe allo stesso modo: lo sposo piu giovane in giro a sedurre, l’altro in casa a macerarsi. Un disastro. Addio fantasia, sfrenatezza, libertà; che sono il vero mastice delle storie d’amore. E’ diverso per due omosessuali anziani, che non si desiderano più ma vivono insieme per farsi compagnia; poi ognuno, se ci riesce, si fa i fatti suoi».
Lei in gioventù però fu tentato dal matrimonio.
«Sì, ma con una donna. Sentivo il richiamo della completezza umana: mi piaceva l’idea di una famiglia vera, con suocere e nipoti. Ancora adesso mi manca, a Natale e Capodanno. Mi fidanzai con una ragazza dell’alta borghesia torinese, pensando che visto il livello sociale i suoi avrebbero capito. Il padre prese informazioni su di me in questura. Finì. Noi piccoloborghesi siamo condannati all’autenticità. Ci sono omosessuali che hanno una casa per la donna che hanno sposato e i loro figli, e un’altra dove si fanno i figli altrui. Non se la passano male».
Lei non è il tipo.
«O forse non ho i mezzi. Io ho avuto storie lunghe: con Giampiero, esperto di letteratura ungherese, primo traduttore dì Maral, e con Sergio, storico dell’arte. Sono morti entrambi. Alla fine sulla passione prevaleva quella che san Tommaso chiama amicizia coniugale. Non so se è così anche per voi; noi dopo un po’ non ci eccitiamo più. Pure i gay hanno la tentazione di fare famiglia, ma dovrebbero respingerla. Andavo a New York in cerca di avventure, trovai un nero, un bonazzo, che però ogni sabato sera mi piombava in casa, voleva cucinare per me, piangermi sulla spalla: faceva il commesso, si lamentava della negritudine sociale, il razzismo dei bianchi, le lavanderie a gettone… sono tornato a Torino».
Il fidanzato cubista lo sa?
«Il cubista non c’e quasi più. Da quando ne parlai per la prima volta al Corriere, un anno e mezzo fa, è diventato un tormentone. La cosa fu ripresa più volte. A un certo punto era partita anche la caccia al cubista. Per proteggerlo dovetti inventarmi che non esisteva, che era un’idea platonica».
Sì, Platone…
«Platone in questo contesto torna utilissimo: fu lui a proporre di togliere i figli al genitori per farli allevare dallo Stato; una delle sue poche idee serie. Comunque, il cubista esiste, ma non posso fidanzarmi con uno di 27 anni. Lui per lusingarmi dice che mi scambiano per suo padre; in realtà sembro il nonno. E poi odio le discoteche».
In Italia si discute di patti o contratti, in Germania l’unico partito di destra che cresce è guidato da un gay, Westerwelle.
«E il segno di una voglia di anticonformismo. Come tutti vorrebbero essere santi e quindi se ne fanno bastare uno, il Papa, così tutti vorrebbero essere trasgressivi, porcelloni, omosessuali. E ne votano uno».
La Chiesa spagnola ha manifestato contro le nozze gay. Ruini è sceso in campo contro i Pacs.
«Non lo sopporto più, ma lo capisco. I preti fanno quello che possono. Gestiscono discariche, hanno a che fare con il nostro lato oscuro, le pulsioni, il sesso. Sono pessimista sulla possibilità di inventare un sistema razionale per questa sfera della vita».
Attali prevede la fine della monogamia. Lei invece pensa che un poco di repressione sia indispensabile?
«Temo di sì. Ne ho anche parlato con un esperto: Buttiglione. Se fossi insegnante, cercherei di educare in qualche modo i liceali; anche perché a me non piacciono i piccoli, come da piccolo non piacevo ai pedofili. Non so come, certo non insegnerei la castità, forse li porterei alle manifestazioni, ma non 1i lascerei a loro stessi. Noi siamo diventati serenamente vecchie maiale perchè al nostro tempo fummo repressi da esami di coscienza, confessioni e penitenze».
In vacanza dov’è stato?
«In un luogo remoto».
Sodoma e Gomorra?
«Sono appena tornato da Haiti».
Verrà la pioggia di fuoco.
«Ma va là. C’era una riunione dell’accademia della latinità».