Un’Italia zoppa per sempre, se gira le spalle alla ricerca

La Stampa
Andrea Grignolio

Sperimentazione animale, vicenda Stamina e Ogm sono state quest’anno in Italia le tre grandi questioni su cui scienza e politica si sono confrontate. Tre novità politiche hanno poi gettato su questo confronto nuova luce e vale la pena fare qualche riflessione prima della pausa estiva, giacché questa rubrica «Scienza e Democrazia» – dopo 30 articoli da gennaio a oggi – tornerà a settembre. Le tre novità legate al rapporto scienza e politica sono state la nomina a senatrice a vita di Elena Cattaneo, neuro-scienziata, apprezzata anche per l’attenzione al rapporto tra ricerca, etica e società, la nomina a presidente del Consiglio di Matteo Renzi, che, complice l’età, si è proposto come la figura capace di svecchiare il Paese, e infine un progetto di riforme radicali, dalla pubblica amministrazione al lavoro, fino al Senato. Vorrei insistere sul primato della novità – Elena Cattaneo, cinquantenne, è la più giovane senatrice a vita della storia repubblicana e lo stesso vale per Renzi alla premiership, senza dimenticare le ambizioni dell’annunciato programma di riforme – perché, almeno in linea di principio, a nuovi impulsi politici dovrebbero seguire nuovi impulsi democratici, in particolare nel rapporto scienza-società. Purtroppo, però, finora alle promesse non sono seguiti i fatti. Vediamo le ragioni. Il primo ciclo della rubrica, aperto da un articolo del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, è stato dedicato alla sperimentazione animale, una pratica necessaria come sostengono i più accreditati scienziati, eppure avversata dai movimenti animalisti che hanno tentato, in parte riuscendovi, di inasprire le direttive europee condivise da tutti gli altri Paesi comunitari. In un incontro organizzato al Senato con politici e ricercatori si è discusso con dati e con prove la necessità di questi test, senza con ciò rinunciare alla complementarità di sperimentazioni alternative, come le tecniche in provetta («in vitro») e computazionali («in Bilico»), ed evidenziando gli handicap per i ricercatori italiani rispetto ai colleghi stranieri. Pur nella diversità, le dinamiche del primo tema si sono manifestate anche in un altro tema affrontato nella rubrica: gli Ogm. Un mal compreso ambientalismo ha saputo vendere alla politica – specie in ambito progressista – slogan di un passatismo nostalgico, infarcito di una filosofia antimoderna. Questo atteggiamento rigetta evidenze e sperimentazioni ventennali sulla non nocività dell’agricoltura Ogm e sui vantaggi economici e biotecnologici che Paesi europei (tra cui Spagna, Portogallo e Slovacchia) e del resto del mondo (Usa, Argentina, Brasile e India) stanno traendo dal loro utilizzo. Pochi giorni fa si è discussa in Parlamento una norma che, fortunatamente attenuata grazie a una compatta reazione della comunità scientifica, voleva imporre il carcere per chi decideva in Italia di coltivare piante Ogm: le stesse che in Spagna lo Stato incentiva. Tema successivo è stato il «metodo» Stamina. La sua insensatezza, prima ancora della sua inefficacia, è stata decretata dall’intera comunità scientifica internazionale, compreso il Premio Nobel delle staminali Yamanaka, senza dimenticare una serie di articoli-denuncia di «Nature» e le indagini di Nas e Aifa. Si tratta di risultati discussi e poi diffusi nell’ambito politico grazie a un incontro al Senato con staminologi di fama internazionale. Intanto è stata decisa una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli ideatori di Sta-mina, eppure alcune sentenze di tribunali sembrano non convinte delle prove incontrovertibili raccolte contro un metodo inesistente. In modo simile alcune sentenze su un’inventata relazione vaccini-autismo (che ha causato un pericolosissimo calo del 20% della copertura vaccinale nazionale) suggeriscono che scienza, diritto e principio della prova devono tornare al più presto al centro del dibattito politico. Non c’è dubbio che lo stato di salute del rapporto tra scienza e istituzioni sia la cartina di tornasole del livello democratico di un Paese. Lo sostengono molte ricerche incentrate sulla «buona politica basata sulle prove d’efficacia» e lo dimostra la diffusione dei consiglieri scientifici dei capi di governo. E significativo – come è stato raccontato su queste pagine – che ad agosto, ad Auckland, si svolga il meeting degli esperti del settore. Purtroppo non è prevista la presenza di un membro italiano. Nessuna delle riforme proposte dal governo e che in questa rubrica sono state discusse con cinque interventi – di cui uno direttamente rivolto al premier da scienziati come il presidente dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei, e dal fisico Giorgio Parisi – sembra voler dare impulso alla scienza. Eppure, proprio la promessa riformatrice a cui accennavo all’inizio potrebbe essere una grande opportunità di cambiamento, a cominciare dal «tentativo di non rinunciare del tutto all’idea di un Senato che sia anche un po’ il luogo di competenze specialistiche innovative», come ha dichiarato Elena Cattaneo nel suo primo intervento in Aula, appellandosi a principi come competenza, innovazione, metodo della trasparenza dei fatti e delle prove. Il governo, ora, deve fare la sua parte e rappresentare il vero nuovo: essere «giovane», anziché «giovanilistico». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.