Si ingerisce come una capsula di antibiotico, ma è in grado di scattare fotografie e inviare immagini dell’apparato digerente e dell’intestino tenue per la diagnosi di patologie come polipi e neoplasie. È una video-capsula cilindrica chiamata Pillcam, l’innovativo strumento diagnostico endoscopico che permette di indagare lo stato di salute di alcuni organi tramite un mezzo mininvasivo, anche se estremamente preciso. «La capsula è di forma cilindrica e viene ingoiata dal paziente tramite un semplice bicchiere d’acqua, per poi essere eliminata, ormai inattiva, entro le 24 ore con le feci. È costituita da una minitelecamera per le riprese, dalle batterie miniaturizzate all’ossido di argento che le conferiscono un’autonomia di circa sei-otto ore e da quattro faretti per illuminare le cavità da riprendere. La minitelecamera trasmette le immagini a una rete di sensori fissati sull’addome e collegati a un miniregistratore, che capta e conserva tutti i segnali trasmessi dalla capsula. Questi stessi dati vengono poi elaborati da un computer e trasformati in immagini anatomiche» spiega Pasquale Spinelli, direttore dell’unità operativa di Diagnostica e Chirurgia endoscopica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. La capsula si rivela particolarmente utile per l’analisi dell’intestino tenue, parte che i tradizionali strumenti endoscopici, come la colonscopia e la gastroscopia non riescono a raggiungere. «È un efficace strumento di indagine non invasiva, soprattutto, in casi di sintomi sospetti come sanguinamento anche lieve, ma che comporti una anemia cronica con perdita di ferro, di malattia celiaca, di malattia di Crohn o di dolori e di diarree inspiegabili» continua Spinelli. L’intestino tenue è particolarmente indicato a “ospitare” la video-capsula grazie alla sua forma tubolare a ridotto diametro che permette riprese lente e precise. Lo stomaco, ad esempio, troppo ampio, causa eccessivi sballottamenti alla capsula non garantendo la precisione delle riprese. Fino a poco tempo fa, anche l’indagine dell’esofago era impedita dalla velocità di transito della capsula. Oggi, una nuova versione con una autonomia ridotta rispetto a quella “classica” permette di studiare tempi e modalità di transito e di diagnosticare le patologie esofagee. È dotata di due videocamere miniaturizzate puntate in direzioni opposte, una anteriore e una posteriore, ed è in grado di inviare, mentre la pillola percorre l’esofago, immagini allo schermo di un computer che provvede alla loro registrazione per lo studio diagnostico. «Ora video-capsula non può sostituire gli strumenti endoscopici classici, che spesso durante l’esame diagnostico compiono biopsie e piccoli interventi chirurgici, cosa che la nuova pillola tecnologica non può fare» precisa il direttore «Sono decisamente promettenti le prospettive future per l’ampliamento della tecnica, sia per l’apparato digerente, sia per il grosso intestino. Un gruppo italiano di ricerca sta studiando una capsula che possa risalire il grosso intestino partendo dall’ano». Daniela Mambretti
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