Ci sono dei momenti nella vita di un uomo in cui i confini tra il giusto e l’ingiusto, il bene ed il male l’essere e il non essere appaiono sfumati quando non del tutto indefiniti. Ray Gosling, un giornalista britannico della Bbc ha confessato pubblicamente di aver soffocato anni fa il suo compagno malato terminale di Aids. Gesto d`amore o barbarie? È un interrogativo che sempre più scuote le coscienze di tutti e divora l’animo di chi suo malgrado si trova ad assistere malati terminali senza più alcuna speranza di sopravvivenza. Qual è la differenza tra la vita e ciò che eufemisticamente si definisce stato vegetativo permanente e che poi di fatto corrisponde all’anticamera della morte? Vita è soprattutto autosufficienza, esser liberi di muoversi, laddove lo stato vegetativo è immobilità assoluta. Sovente partendo da queste premesse son giunto fin sulla soglia di quel dilemma che in fondo potenzialmente riguarda tutti ma che poi di fatto nessuno affronta. Cosa fare allorquando il proprio corpo o quello di una persona cara da involucro di emozioni e sensazioni si trasforma in guscio fragile racchiudente semplicemente un ammasso di molecole e cellule? Cedere al fascino della ragione e gettar via tutto perché in fondo una non vita che non è ancora morte è pur sempre una blasfemia o appellarsi a quel moto irrazionale che inesorabile conduce all`istinto della sopravvivenza? Interrogativi cui la mia coscienza non sa ancora rispondere.
Caro De Chiara, è evidente a tutti il perché il giornalista della Bbc Ray Gosling abbia deciso di far sapere urbi et orbi, anni dopo, la sua decisione di sopprimere il compagno ammalato di Aids. Da esperto di comunicazione, ha scelto la denuncia sapendo di essere passibile dei carcere, com`è poi puntualmente avvenuto – per portare alla ribaltala carenza delle leggi sul fine vita e l’ingiustizia che si annida nelle norme esistenti nel momento in cui reprimono un comportamento senza rispettare le volontà segrete dei protagonisti. Dobbiamo inquadrare la vicenda di Goslin e del suo compagno come caso di eutanasia? Di suicido assistito? O iscriverla in un fascicolo di tribunale con relativi processo e condanna perché rubricabile tout court come omicidio volontario? In mancanza di una precisa volontà del compagno morente, ci sarebbero tutti i crismi per l’ultima possibilltà. E in ogni caso, anche se questo fosse avvenuto, non sarebbero passibile di pena – data la legislazione inglese che punisce con il carcere fino a 14 anni comportamenti analoghi – la scelta poi realizzata da Goslin? Ho moderato recentemente un dibattito con Giuliano Ferrara e il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Ornaghi, sul tema del conflitto tra Creonte e Antigone. Ovvero sul conflitto tra la legge dello Stato, di cui il re di Tebe si fa incarnazione, e il diritto dell’eroina di Sofocle a seppellire il fratello Polinice, morto combattendo contro la propria patria. Penso che ogni uomo libero decida di schierarsi con Antigone, ma non tutti sono disposti a sopportare il prezzo (ingiusto) pagato per le sue scelte. Sono leggi imperfette e ingiuste quelle che non lasciano spazio alla libertà dell`individuo di difendere il proprio diritto a vivere o a morire.
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