La Chiesa ha paura del referendum perché potrebbe alterare l’anima della legge sulla fecondazione assistita.
Lo dice Tonio Sollai, direttore del servizio di anestesia e rianimazione all’ospedale di San Gavino, coordinatore regionale della Consulta di Bioetica (e membro del direttivo nazionale). Lunga esperienza nella terapia antalgica per malati terminali, sostiene la rispettabilità della linea astensionista proposta dal cardinal Ruini «ma questo non impedisce di dire che siamo di fronte a norme profondamente restrittive nei confronti della donna e della coppia». La materia è complessa, viene da chiedersi se possa diventare carne di cannone, argomento da referendum insomma. «Senza dubbio. Il referendum è il male minore per modificare una legge che altrimenti andrebbe abrogata. È fatta male perfino sotto il profilo lessicale. Una legge dovrebbe essere laica per antonomasia, questa invece è quasi confessionale. Ha puntualmeente incassato precise indicazioni della Chiesa». È stata un omaggio al Papa della maggioranza parlamentare? «Non sarei così rigido, non riesco a vedere un brutale do ut des elettorale. Ma detto questo, non c’è dubbio che le posizioni vaticane siano state raccolte». Sotto la lente di Sollai, la legge 40 mostra «sfasature inaccettabili, limita pesantemente la ricerca, punisce in modo particolare la Sardegna vietando la diagnosi pre-impianto.
Che è un esame basilare per la lotta alla talassemia, visto che aiuta a distinguere gli embrioni sani da quelli malati.
Il Centro del Microcitemico di Cagliari è al top dell’eccellenza europea: disponiamo di grandi professionalità ma con le mani legate. È ammissibile tutto questo? Bisogna avere il coraggio di reagire, e opporsi», Passando al divieto sulla ricerca che utilizza cellule staminali embrionali, il giudizio appare ancora una volta netto e sottolinea la distanza tra le due trincee, la cattolica e quella laica. «Al momento le staminali embrionali sono necessarie per svolgere ricerche ad ampio raggio.
A differenza delle staminali adulte (che vengono utilizzate con successo in alcune malattie importanti), le embrionali sono più vivaci, più reattive. Sono cellule che gli esperti definiscono totipotenti perché hanno la forza di rigenerare tessuti lesionati. Penso, per dirne una, all’infarto e alla loro capacità di ricostruire fibre muscolari cardiache in sostituzione di quelle danneggiate».
Con le staminali adulte (che si prelevano da alcune parti del corpo umano), tutto questo non è possibile? «No. Le staminali adulte hanno altre funzioni, decisamente diverse. Eppoi, non sono cellule totipotenti». Al dunque, l’embrione è vita? «Sì, certo che è vita. Ma non vita umana. Diciamo che è un progetto di vita, il che è molto diverso.
Tanto è vero che la Chiesa, nei suoi documenti ufficiali, si guarda bene dall’affermare che è persona». A voler essere precisi, la distinzione non è così marcata, tant’è che secondo alcuni teologi l’embrione non soltanto è persona ma ha addirittura l’anima. «Sì, ho letto di queste posizioni. Appartengono a singoli, che possono pure essere autorevoli come don Luigi Verzè (fondatore del San Raffaele a Milano) ma non rappresentano in alcun modo la linea vaticana sull’argomento. In ogni caso, sostenere che l’embrione è persona umana significa scivolare nel fondamentalismo, accettare un principio che non ha radici scientifiche. L’embrione, tra l’altro, è progetto di vita che può crollare da solo per aborto spontaneo oppure avere un futuro che porta ad un parto plurigemellare». Di conseguenza, apertura totale all’uso delle cellule embrionali, anche perché «in questa precisa stagione della ricerca hanno dato corpo a grandi speranze». Altra norma della legge che Sollai vorrebbe abrogare è quella che ha imposto il divieto della fecondazione eterologa (vale a dire con donatore esterno). «Bisogna reintrodurla quanto prima.
È una questione di giustizia e di civiltà.
Quando una coppia sterile arriva a una decisione del genere, ossia ricorre alla cellula d’un estraneo, vuol dire che il desiderio d’avere un figlio è profondo, vero, motivato. Occorre avere rispetto di chi fa scelte di questo genere». Pur essendo anti-referendum, il biologo Angelo Vescovi è d’accordo su questo punto: a patto però che il donatore non resti anonimo. Giusto o sbagliato? «È corretto che la volontà di ritrovare i genitori biologici trovi accoglienza. Dunque, nulla in contrario purché ad avere certe informazioni sia una persona motivata. Dev’essere il risultato di una riflessione equilibrata e serena».
“È una legge che umilia la ricerca scientifica”
Il presidente della Consulta sarda di Bioetica spiega perché è necessario andare al referendum