Il filo che lega fede e ragione è la negazione del pensiero senza coscienza
Giorni fa, a settembre inoltrato, sono andato a cercare due fogli de la Repubblica che avevo conservato e posto sul piano della libreria. Sono del 22 agosto e subito ricordo che, due giorni prima, si era svolto un dibattito con Marco Pannella. Apro le due pagine e l’insieme, che ora vedo, fa un quadro in cui le parole diventano puntini che fanno una forma nera, come fosse un incolmabile vuoto. Due piccoli quadrati mostrano due teste, a sinistra Ratzinger papa della Chiesa cattolica, a destra la statua della testa di Platone.
Nella metà superiore, accanto al grande titolo "ETICA e NICHILISMO", un quadro di Corbis in cui, su fondo giallo due mani, con il pollice disteso, tengono tirato un filo su cui è, in equilibrio, un piccolo uomo. Sotto al giallo di un deserto, c’è una striscia nera di un abisso senza fine, come una notte senza risveglio. E le parole "pensare per immagini" stanno insieme alla domanda: perché non ho visto l’immagine non direttamente percepibile, il 22 agosto? Non so; forse perché era estate e preferivo i raggi del sole, ma so che la sensibilità della non coscienza aveva visto l’immagine invisibile che stava nell’insieme delle figure viste con gli occhi della veglia. O forse perché non avevo elaborato e tradotto per immagini della notte le parole che, a Radio radicale, avevo detto: umanesimo religioso, umanesimo illuminista, umanesimo comunista. Ratzinger, il 9 agosto, aveva condannato come nichilismo e nazismo, l’umanesimo ateo. Ora il ricordo di Macbeth è una reverie del pisolino estivo e vedo che i tre umanesimi compaiono con le immagini delle tre streghe. Dissi che erano psicoanalisi, organicismo, antipsichiatria, ora dico che sono i tre umanesimi che dicono "uomo sarai… sarai… sarai re!" E furono parole: la pazzia che soltanto Macduff può uccidere, è perché nessuno dei tre umanesimi è veramente ateo. Poi vedo ed osservo che, nel giornale, non c’è la parola comunismo. Il confronto è tra cattolicesimo e filosofia greca che si era illusa di essere uscita dal pensare per figure antropomorfe, con il concetto che è pensiero verbale e linguaggio articolato e scritto. Eppure è evidente che il comunismo eseguì una prassi politica che mirava a togliere il pensiero religioso dalla coscienza e dal comportamento degli esseri umani. Ma riuscì soltanto ad inibire i riti ed i gesti che adoravano ciò che non esisteva. C’era un errore di teoria e metodo. Il pensiero errato fu che la religione era la conseguenza del sistema capitalistico; abolire lo sfruttamento della forza lavoro che faceva schiavitù sarebbe stato, automaticamente, abolizione della alienazione religiosa della mente umana. E, dopo due secoli, ancora non so se è chiaro che il fallimento fu nell’impotenza di comprendere la realtà umana anche nella sua dimensione più invisibile, l’impotenza di uscire dall’idea dell’umanesimo come identità razionale.
E vedo che le due dita che tengono teso il filo su cui un uomo poggia i piedi in equilibrio precario, hanno i nomi: fede e ragione. E fallimento del comunismo fu anche il metodo violento di togliere agli uomini la libertà di credere esistenti anche realtà false o inesistenti; e chiusero le chiese e proibirono i riti che miravano ad adorare lo spirito che non era materia percepibile. Ignorarono che non è materia percepibile neppure il pensiero umano e le immagini che, nel sonno della notte, invadono la mente umana e parlano perché hanno il pensiero che si realizza con le immagini create dalla mente che non è coscienza. Furono più razionali degli illuministi, e non seppero vedere che l’identità della ragione si è separata soltanto nella coscienza, e la religione è rimasta nel privato personale che si abbandona al destino dell’umanesimo religioso. La realtà umana non percepibile con i cinque sensi della coscienza, nella veglia, fu annullata nella sua esistenza ed il pensiero fu «secrezione» come la bile, la saliva ed i succhi gastrici. E ricordo come rimanevo esterrefatto quando vedevo, oltre la lettura dei testi di medicina che parlavano di dopamina e serotonina lo stesso pensiero di Ippocrate che diceva che la causa delle malattie era la perturbazione degli umori del corpo, bile, atrabile ecc. e vedevo un pensiero stupido nei testi che parlavano di storia del comunismo, in cui la realtà umana era soltanto anatomo-fisiologia del corpo. Scoprivo che avevano identificato il "non materiale" con lo spirituale della mente religiosa ed erano convinti che non esistesse. Non avevano capito Feuerbach che aveva detto "Non è dio che crea l`uomo, ma è l’uomo che crea dio". Eppure Marx aveva detto che il mancato sviluppo dell’essere umano era alienazione religiosa; ma non seppero pensare il fatto manifesto che gli animali non hanno religione e che pensare in uno "spirito" che è non materia è proprio dell’uomo. Non compresero, essendo razionali senza fantasia, che l’alienazione religiosa era credere ad una realtà non materiale fuori dall’uomo, perché non umana e precedente, nel tempo, alla materia che sarebbe creazione della non materia.
Ed è noto che fusero la parola spirito, la non materia, con la parola infinito. Perdettero l’ateismo dei presocratici che, con Talete, si rivolsero a studiare il mondo naturale senza il pensiero dell’intervento, nei suoi fenomeni manifesti, degli dei dalle figure umane, diversi soltanto per l’immortalità. Dei che avevano in loro stessi il tempo infinito, pur avendo un inizio in quanto figli di… e di…; erano favole che ci dicono come, fin dall`inizio, ci fu il pensiero dell`origine del cosmo e l’osservazione della vita e della morte. Poi, quando il pensare divenne concetto e ragione, comparve l`idea del finito che aveva in sé l’infinito, che chiamarono anima, psiche. Poi, nei millenni, ci fu il vizio mentale di rendere la parola psiche sinonimo di mente umana, realtà non materiale. Ma non riuscirono mai a pensare che la psiche-"anima" perde il suo essere, quando cessa la vita del corpo. E Ciliberto ricorda che Giordano Bruno chiedeva: "Come fa l’nfinito ad entrare nel finito? Quando il finito… perde la vita, l’infinito cessa?". Non c’è risposta salvo l’idea della salita del non materiale nel cielo, come se fosse la realtà materiale di un’aria calda; si perde cioè il pensiero come concetto e ritornano le figure derivate dalla percezione della mente cosciente. Come se la realtà umana non materiale, il pensiero, non potesse essere concettualizzato come realtà umana. Come se la coscienza non riuscisse a verbalizzare la nascita del pensiero dalla realtà biologica; come se la verbalizzazione fosse legata soltanto al ricordo cosciente. Ritorno sulle pagine de la Repubblica e lascio correre lo sguardo sui due articoli del 22 agosto. Ricordo l’impressione che mi fecero un mese fa: ottimo. L’umanesimo ateo furono le due parole che facevano l’immagine invisibile dei due manici di un vaso antichissimo creato da un artista vissuto mille anni prima di Platone, quando non c’era il monoteismo dello spirito assoluto, ed il rapporto degli esseri umani con la natura era armonico come nella Polinesia, mosso da un’immagine interiore invisibile. Poi oggi mi sembra meno bello, perché il pensiero che accompagna i due articoli non riesce a liberarsi dalla parola etica. "Per etica laica intendo l’etica in quanto vale indipendentemente dall`ipotesi che un Dio ci sia e in quanto è accessibile e praticamente indipendentemente da ogni credenza relativa a Dio". A me non piace l`idea della necessità della morale perché ricorda l’idea che l’uomo scisso è cattivo per sua natura; dice che è necessaria la ragione che comandi e controlli ciò che non è ragione che sarebbe bestialità, ferocia dell`uomo nei riguardi dell`altro uomo. Forse è il pisolino pomeridiano che mi toglie dalla realtà del giorno e sento le voci che giungevano alle mie orecchie giovani, quando tentavo di comprendere il pensiero degli antichi. E vedo, e non è un sogno, il garzoncello pensieroso che, alla otto del mattino, si avvia a piedi per andare a scuola, ed il mio corpo che, nella settimana, si avvia a piedi a fare psicoterapia di gruppo, è come l’ombra lunga per il sole al tramonto del ragazzotto che faceva, a passo svelto la salita di S. Giuseppe, senza nessun aumento del battito cardiaco e dei respiri. E la voce dice "perché l`embrione diventerà feto ed il feto bambino!" Ed io urlo "voi ignorate Parmenide che diceva «ciò che non è, non è». E vedo le marionette che si sostengono l’una cieca che si chiama fede, con l’altra zoppa che si chiama ragione che dicono, insieme, che l’etica si interroga sulla felicità e desume i suoi principi dalla ragione. Ed un crampo all’epigastrio mi fa vedere l`eccesso di succhi gastrici dell’adolescenza nell’ora di religione e filosofia. "La religione è antropologia" ed io ricordo l’urlo strozzato del liceo, quando i professori pontificavano sul pensiero umano senza mai nominare l’esistenza del pensiero senza coscienza, espressione della realtà biologica.