Nel tumore al polmone esiste un pugno di cellule staminali “maligne” che hanno il potere di sostenere la crescita del cancro. Lo ha dimostrato uno studio coordinato da Gabriella Sozzi e condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, pubblicato su Pnas. La scoperta potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro questo tumore.
Le staminali “maligne” si possono riconoscere grazie a un particolare marcatore chiamato CD 133, e hanno un potenziale per generare il tumore molto superiore rispetto alle altre cellule che compongono il cancro del polmone. Lo studio ha dimostrato anche che queste staminali hanno dei geni che ne aumentano la sopravvivenza e che ne favoriscono l’auto-rinnovamento. Questo le rende particolarmente resistenti ai farmaci tradizionali e coinvolte nello sviluppo delle metastasi. Nello stesso studio si è osservato inoltre che la presenza di cellule positive al CD 133 è un indicatore per una prognosi sfavorevole nei pazienti con tumore polmonare. «Questo studio – conclude Marco Pierotti, direttore scientifico dell’Int- pone le basi per un’analisi più razionale delle cause dello scarso successo delle cure disponibili per il cancro polmonare».
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