Mai come in questi tempi la ricerca medico-scientifica ha prodotto soprattutto dibattiti etici, con venature politiche e religiose.
E’ certamente un bene che la comunità scientifica si soffermi a pensare su quello che sta facendo. E non si tratta di una novità: la ricerca che riguarda l’uomo ha sempre sollevato questioni etico-morali. Basta pensare al fatto che in qualsiasi ospedale che si rispetti esiste un comitato detto appunto etico, che ha il compito di approvare e sorvegliare le sperimentazioni.
Ma certamente le nuove frontiere della genetica e della biologia vanno ponendo questioni gigantesche sulla nascita, sulla morte e sulla stessa natura umana, dibattiti non più riservati agli addetti ai lavori, ma che certamente interessano tutti.
Le tecniche di fecondazione assistita pongono il problema della loro regolamentazione, e non solo in Italia, fresca di nuova e discussa legge. Anche le tecniche di assistenza alla morte rinvigoriscono questioni morali legate al tema dell’eutanasia: non è un caso che persino un Oscar sia stato assegnato a un film centrato su questo argomento.
Le promesse terapeutiche delle cellule staminali sollevano altrettante discussioni, mirate al fatto che le fonti privilegiate di questa nuova panacea sono l’embrione e il cordone ombelicale. Se a questi dilemmi già aperti aggiungiamo quelli che scaturiranno dalle futuribili (ma neanche tanto) possibilità di manipolazione genetica e di clonazione umana, ci si rende conto dell’entità delle questioni da affrontare.
La scienza insomma tocca sempre più la coscienza.
Ora, in questa sede, non intendiamo affrontare i temi specifici, che lasceremo dibattere agli esperti.Quel che ci preme qui riaffermare è l’importanza che assume, anche in relazione a queste problematiche, un’informazione puntuale e corretta. Corretta sui fatti della scienza, che non confonda cioè uomini e topi di laboratorio, che sottolinei i limiti delle sperimentazioni riferite, che non forzi la portata di certi annunci di nuove scoperte. E rigorosa anche nelle parole, che diventano “pesanti” quando per esempio si annuncia un risveglio dopo settimane di “coma profondo”, quando si disserta di “eutanasia passiva”, termine privo di significato e fuorviante, quando una terapia genica diventa “eugenetica”, quando un impianto diventa trapianto. Se il nostro compito di informatori è insomma quello di fornire la “materia prima” a dibattiti tanto rilevanti, ai quali tutti possano partecipare, è più che mai importante che tale materia prima non sia avariata.
E’ certamente un bene che la comunità scientifica si soffermi a pensare su quello che sta facendo. E non si tratta di una novità: la ricerca che riguarda l’uomo ha sempre sollevato questioni etico-morali. Basta pensare al fatto che in qualsiasi ospedale che si rispetti esiste un comitato detto appunto etico, che ha il compito di approvare e sorvegliare le sperimentazioni.
Ma certamente le nuove frontiere della genetica e della biologia vanno ponendo questioni gigantesche sulla nascita, sulla morte e sulla stessa natura umana, dibattiti non più riservati agli addetti ai lavori, ma che certamente interessano tutti.
Le tecniche di fecondazione assistita pongono il problema della loro regolamentazione, e non solo in Italia, fresca di nuova e discussa legge. Anche le tecniche di assistenza alla morte rinvigoriscono questioni morali legate al tema dell’eutanasia: non è un caso che persino un Oscar sia stato assegnato a un film centrato su questo argomento.
Le promesse terapeutiche delle cellule staminali sollevano altrettante discussioni, mirate al fatto che le fonti privilegiate di questa nuova panacea sono l’embrione e il cordone ombelicale. Se a questi dilemmi già aperti aggiungiamo quelli che scaturiranno dalle futuribili (ma neanche tanto) possibilità di manipolazione genetica e di clonazione umana, ci si rende conto dell’entità delle questioni da affrontare.
La scienza insomma tocca sempre più la coscienza.
Ora, in questa sede, non intendiamo affrontare i temi specifici, che lasceremo dibattere agli esperti.Quel che ci preme qui riaffermare è l’importanza che assume, anche in relazione a queste problematiche, un’informazione puntuale e corretta. Corretta sui fatti della scienza, che non confonda cioè uomini e topi di laboratorio, che sottolinei i limiti delle sperimentazioni riferite, che non forzi la portata di certi annunci di nuove scoperte. E rigorosa anche nelle parole, che diventano “pesanti” quando per esempio si annuncia un risveglio dopo settimane di “coma profondo”, quando si disserta di “eutanasia passiva”, termine privo di significato e fuorviante, quando una terapia genica diventa “eugenetica”, quando un impianto diventa trapianto. Se il nostro compito di informatori è insomma quello di fornire la “materia prima” a dibattiti tanto rilevanti, ai quali tutti possano partecipare, è più che mai importante che tale materia prima non sia avariata.