<b>13 Marzo 2003</b> – Sì alla ricerca sulle cellule staminali di embrioni generati con terapie di fecondazione artificiale, ma solo a condizioni estremamente restrittive e sotto severa sorveglianza della Confederazione, pena la condanna fino a cinque anni di reclusione. Dopo un dibattito fiume di oltre tre ore sulle implicazioni etiche di questo nuovo campo della biologia sperimentale, il Consiglio degli Stati ha ieri approvato per 23 voti senza opposizione e molti astenuti la nuova Legge sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, scegliendo però un progetto molto più restrittivo di quello presentato lo scorso novembre dal Consiglio federale. I senatori hanno infatti escluso dal campo d'applicazione la ricerca sull'embrione, limitandolo alle sole cellule staminali embrionali, hanno poi ridotto da 14 a 7 giorni il periodo massimo consentito per lasciarle sviluppare, ed hanno rifiutato di prolungare d'un anno il termine ultimo consentito per distruggere gli embrioni soprannumerari congelati prima del 2001, termine che la Legge sulla fecondazione assistita del 1998 ha fissato a dicembre di quest'anno. Per evitare il rischio che si producano riserve, è stata poi vietata la coltivazione di staminali embrionali al di fuori di progetti di ricerca «concreti e già avviati», che oltre all'Ufficio federale della sanità dovranno sottostare anche all'approvazione dalla Commissione nazionale d'etica e della coppia cui appartengono gli embrioni non più utilizzabili a fini riproduttivi. E' stato anche introdotto l'obbligo di tenere un registro pubblico per recensire tutte le staminali embrionali conservate in Svizzera, mentre è stata approvata un'eccezione al divieto di commercio degli embrioni con l'approvazione d'un indennizzo per i costi dovuti al loro trasporto, alla loro conservazione e produzione. I senatori hanno anche scelto di inasprire la pena per i trasgressori, prevedendo oltre alla detenzione anche una multa fino a 500mila franchi. Infine, la Camera dei Cantoni ha trasmesso al governo una mozione affinché elabori al più presto un ampio quadro legislativo per l'intero campo di ricerca sull'essere umano, nell'attesa del quale sarà consentita unicamente quella sulle staminali embrionali.
Riassumendo il dibattito sull'entrata in materia, approvata in seguito senza opposizioni, il Consigliere federale Pascal Couchepin ha ammesso che il testo sottoposto ai senatori «non è forse la migliore legge in assoluto, ma lo è alle conoscenze attuali e rappresenta un compromesso che garantisce la libertà della ricerca e tiene conto delle implicazioni etiche e delle sensibilità esistenti sull'argomento». Il ministro degli Interni non si è invero battuto molto in difesa del progetto governativo, rinunciando ad intervenire persino sulla questione del termine per la distruzione del migliaio d'embrioni oggi ancora conservati, che il Consiglio federale aveva proposto di posticipare al dicembre 2004. Su questa modifica della Legge sulla fecondazione assistita, i senatori hanno anche bocciato la proposta di minoranza della radicale Christine Beerli (BE) di prolungare la scadenza al 2008, ritenendo più che sufficienti per i bisogni della ricerca il centinaio d'embrioni soprannumerari annualmente ottenuti in Svizzera. Fortemente criticata dai banchi radicali la distinzione tra ricerca sugli embrioni soprannumerari e ricerca sulle cellule staminali embrionali, che la Commissione ha formulato per rispettare l'articolo 119 della Costituzione, che consente la conservazione d'embrioni unicamente a fini procreativi. Ma la maggioranza della Camera non si è fatta persuadere dall'argomentazione secondo cui la Svizzera rischierebbe d'essere superata da Paesi con legislazioni più permissive, ed ha così introdotto una sorta di moratoria per la ricerca sull'embrione. Il complesso dossier passa ora al Consiglio Nazionale, la cui Commissione ancora non si è espressa sul progetto governativo.
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<b>IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI</b>
<i>di Andris Jerumanis, professore di etica alla facoltà teologica di Lugano</i>
E' lecito manipolare cellule staminali di embrioni umani per uno scopo nobile come quello scientifico? A questa domanda il grande filosofo laico Jürgen Habermas, della Scuola di Francoforte, risponde che – quantunque non titolare di diritti – l'embrione umano non può essere considerato una cosa strumentalmente disponibile. Per Habermas, dal rispetto che noi tributiamo all'embrione umano dipende infatti il futuro stesso dell'umanità. Dal canto suo, il teologo cattolico Dietmar Mieth, noto per le sue posizioni di discernimento critico verso il magistero romano, propone una bioetica della dignità umana che giunge a conseguenze simili. Il suo criterio fondamentale è un'indisponibilità della vita umana non in funzione del futuro dell'umanità, ma della democrazia.
Dal momento in cui noi manipoliamo la vita umana, anche se in fieri, creiamo un precedente che indebolisce la democrazia. Ambedue queste posizioni, una laica e l'altra cattolica, contestano le tesi utilitariste in auge soprattutto nel mondo anglosassone, per le quali il fine nobile (scientifico e/o terapeutico) giustifica l'utilizzo di embrioni soprannumerari votati comunque alla distruzione.
Per Mieth, chi pone il bene di una collettività o di un gruppo di individui al di sopra dei diritti di un singolo essere umano ha già abbandonato la morale della dignità umana. Mieth vede una pericolosa analogia fra la logica di un certo capitalismo («è buono perché giova all'economia»), del fascismo («giova al popolo») e dello scientismo («giova alla ricerca»).
Applicare la logica del «fine che giustifica i mezzi» nel campo della vita umana in fieri può essere estremamente pericoloso. Come si vede, a simili conclusioni non si giunge a partire da presupposti di fede ma dalla ragione. Certo, per chi parte dalla fede, l'embrione è un essere voluto e amato da Dio anche se sovrannumerario, anche se sembra non avere più utilità alcuna. Sono convinto tuttavia che, di fronte a sfide tanto decisive come quelle della manipolazione della vita umana, occorre uscire da contrapposizioni ideologiche come quella antica fra il laicismo e il fideismo. E' tempo di fondare le domande suscitate dall'ingegneria genetica applicata all'uomo sulla ragione. Ed è la ragione – laica o cristiana che sia – ad incitare alla prudenza quando in gioco c'è la vita umana e il futuro dell'umanità.
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<b>CONFEDERAZIONE: IL QUADRO LEGISLATIVO</b>
Nel 1992 popolo e Cantoni hanno accettato d'inscrivere nella Costituzione prescrizioni restrittive per la procreazione assistita. La donazione d'embrioni, la clonazione e la maternità sostitutiva sono state così proibite. Vietata pure la conservazione di embrioni, il dono di ovuli e l'analisi genetica di embrioni in vitro. Prevedendo poi l'obbligo di autorizzazione per ogni fecondazione artificiale e la distruzione entro la fine del 2003 degli embrioni soprannumerari congelati, la legge del 1998 seguita all'articolo costituzionale ha fatto sì che il 70% degli svizzeri bocciasse nel 2000 un'iniziativa popolare ancor più restrittiva. Un quadro legislativo ampio che è stato però sorpassato dalla ricerca: nel 2002 l'Università di Ginevra ha ottenuto d'importare cellule staminali embrionali dagli USA, per studiare le possibilità rigeneratrici dei tessuti cardiaci. Il Governo ha così presentato in novembre un progetto di legge per consentire la ricerca sugli embrioni soprannumerari generati in Svizzera con le terapie di fecondazione in vitro.
<i>di Berna Davide Vignati</i>