Staminali per vedere

Raffaele Nuzzi

cellule staminaliSi chiama «oftalmologia rigenerativa»:  è la rigenerazione  dei tessuti attraverso l`impiego  di cellule e rappresenta  l’inizio di una nuova fase dell’oculistica. Le staminali, insieme  con altre cellule, sono i  mezzi più promettenti, perché, oltre ad avere la possibilità  di riparare direttamente  il «danno» all’occhio, si integrano  nel tessuto «patologico»  e consentono quindi alle cellule preesistenti di auto-risanarsi. Oggi i trapianti comportano tecnologie e costi chirurgici molto elevati, anche a causa  dell’impiego di farmaci immunosoppressori, ma in futuro per molti danni alla cornea  potranno essere applicate, a più riprese, speciali lenti  a contatto morbide, «ricoperte»  da staminali autologhe.  

E’ un esempio di come l’ingegneria dei tessuti oculari  presenti grandi potenzialità, anche se il passaggio dalla  fase di ricerca a quella della  clinica resta ancora da approfondire. Le staminali utilizzabili  per l’occhio sono molteplici: per lo più si tratta di cellule  untane autologhe, che non  comportano problemi di natura  etica. In particolare, le staminali  mesenchimali (derivate  dal midollo osseo) sono facilmente  disponibili e sono anche  facili da «maneggiare» e, di  conseguenza, si innestano, migrano e si differenziano in vivo  nelle cellule della retina. Ecco  perché gli autoinnesti – sia mono  sia pluricellulari – potranno curare molte patologie, che, per la maggior parte, oggi sono  senza terapia, oltre che in  forte aumento, in seguito all`allungamento  della vita media: la degenerazione maculare senile  triplicherà nei prossimi 20 anni e già oggi è la prima causa di cecità al di sopra dei  50 anni, mentre in Italia sono  oltre 1 milione le persone che presentano i segni iniziali della  malattia.  

Quando si parla di «ri-genesi» della retina, il primo problema è quello della topografia delle staminali endo-oculari, nonché le loro effettive possibilità  terapeutiche, partendo dal  fatto che pesci, anfibi e uccelli  possono, se necessario, auto- rigenerare la retina in caso di danno. Si tratta perciò di determinare  tutte le sedi delle  staminali quiescenti contenute  nell`occhio umano: identificando  uno o più fattori inibitori  che inducono lo stato d`inerzia,  si potrebbe scoprire la  «chiave» per ottenerne la riattivazione,  contrastando quindi  la patologia in atto. Se oggi le terapie oculistiche  classiche mirano a prevenire ulteriori perdite di «elementi  cellulari», la futura terapia  cellulare permetterebbe invece  la reintegrazione con nuove  cellule autologhe e la riattivazione  di ciò che si considerava  irrimediabilmente perso. Un esempio è un ideale «protocollo  oculistico» standardizzato: in questo caso il paziente affetto  da degenerazione maculare  senile si sottopone a un  prelievo di staminali del midollo  osseo, che vengono poi «preparate»  entro 24 ore. Il giorno  successivo potrà essere sottoposto  all`intervento di «vìtrectomia  mininvasiva» e anche  a una contemporanea «terapia  retinica cellulare».

Intanto, si studia la messa a  punto dell`occhio bionico, altra  grande prospettiva per i  non vedenti: sicuramente ci sono  molte speranze grazie all`avvento  delle biotecnologie,  ma queste stesse speranze necessitano  di ulteriori ricerche,  vista l`invasività di questa  «protesi». Nello sviluppo di  modelli di retina artificiale il  problema cruciale, poi, non è  tanto la realizzazione delle  connessioni quanto la trasmissione  del segnale visivo.  Nei test in fase di realizzazione  si ha la percezione dei  lampi di luce, ma la qualità della  visione resta comunque  scarsa. La sfida, al momento,  anche in questo campo resta  aperta e avrà bisogno di un approccio sempre più multidisciplínare. 

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