Staminali, nuovo stop. Il Senato blocca Balduzzi

La Stampa
Flavia Amabile

Primo stop al decreto Balduzzi sulle staminali con una convergenza tra Pdl, Lega, Pd e Movimento 5 Stelle. La commissione speciale del Senato, chiamata ad esaminare tutti i provvedimenti d’urgenza del governo, ha bocciato il primo comma dell’articolo 2 perché non ha i requisiti di urgenza. La proposta di incostituzionalità avanzata da Pdl e Lega ha visto contrari alla pregiudiziale solo i due senatori della Lista Monti. Ora sulla decisione dovrà pronunciarsi l’Aula del Senato, probabilmente già oggi. Sotto la lente di Pdl e Lega è finito in particolare il comma 1 dell’articolo 2 del decreto che attribuisce al ministro della Salute il compito di stilare un regolamento che disciplini «l’impiego di medicinali per terapie avanzate, preparati su base no ripetitiva e impiego terapeutico dei medicinali sottoposti a sperimentazione clinica». Secondo la senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl) rimandando a un regolamento ministeriale viene meno il carattere di necessità e urgenza indispensabile per procedere per decreto. Inoltre non deve essere un regolamento ministeriale ma il Parlamento a entrare nel merito delle procedure per le terapie avanzate: «II Parlamento – spiega Bonfrisco – intende occuparsi direttamente di questa materia, senza delegare a nessuno. Vogliamo rispondere a questa domanda di speranza che sale dalle famiglie, non solo dei bambini che hanno già iniziato le terapie e si sono rivolte ai giudici». II ministro Renato Balduzzi risponde di prendere atto della volontà del Parlamento anche se non la condivide e chiede ora un intervento da parte delle camere. «La parte del decreto sulle cure con cellule staminali ha una sua completezza interna – avverte – quindi vengono fatte salve nel nostro provvedimento le situazioni in cui le cure sono già iniziate, possono proseguire a patto che ci siano le garanzie mediche e siano previste le cautele necessarie a dare sicurezza ai cittadini. Ma nel momento in cui si prevede una deroga per queste situazioni è ancor più necessario avere un quadro normativo a regime in modo che i cittadini possano sottoporsi a terapie in strutture idonee e in modo che si capisca la reale efficacia delle cure comunicando gli esiti agli organismi competenti come l’Aifa o l’Istituto superiore di sanità che hanno il compito di esaminare i risultati e fornire la loro valutazione. Tutto questo fa parte dell’operazione realizzata con il decreto legge, quindi dopo la decisione della commissione prendo atto della volontà del Parlamento di farsi carico del problema ma in sede di conversione del decreto legge dovranno tenere conto della necessità di dare garanzie ai cittadini e io vigilerò affinché ciò accada e denuncerò ogni tentativo diverso». Il ministro, quindi, non esclude ritocchi al decreto, a patto di non pregiudicare il diritto alla sicurezza delle cure. Pdl, Lega e Gal giudicano il provvedimento «non pertinente all’obiettivo che si era prefissato», e ne chiedono quindi la modifica. Per Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente onoraria dell’Associazione Coscioni «lo Stato e tantomeno un governo dimissionario non devono alimentare false speranze nei malati». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.