Ad infiammare gli animi sono stati certamente i risultati di un recente sondaggio, svolto in collaborazione con il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri, secondo i quali 3 italiani su 4 sono a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L’opinione pubblica italiana si rivela così attenta agli avanzamenti della bio-medicina e pienamente consapevole della portata che essi avranno sulla loro vita e su quella dei propri figli. Non è questa tuttavia una sorpresa. Internet e correlati motori di ricerca, che si sono aggiunti ai tradizionali mezzi di diffusione delle conoscenze scientifiche, offrono a sempre più larghi strati di popolazione la possibilità di cogliere in tempo reale gli avanzamenti in ogni campo delle scienze.
Il sondaggio non ha quindi fatto altro che registrare convinzioni maturate attraverso l’utilizzo di questi nuovi mezzi di comunicazione scientifica ed evidentemente non quelle che si possono ricavare dalla lettura delle 150 testate giornalistiche a disposizione delle gerarchie della Chiesa cattolica italiana che, su questo argomento, sono diversamente orientate.
Gli italiani sanno infatti che la comunità scientifico internazionale è attivamente impegnata a valutare la “equivalenza terapeutica” fra le cellule staminali embrionali, che derivano dagli embrioni prima dell’impianto e quelle che si ottengono invece da embrioni post-impianto, feti, neonati o individui adulti e che vi sono seri dubbi che questa “equivalenza” vi sia. Solo le cellule staminali embrionali possiedono infatti quella “pluripotenza” che permette alle cellule di dare origine a centinaia di milioni di altre cellule con le loro stesse caratteristiche e potenzialità, partendo solo da po’ che decine di esse. La maggioranza degli scienziati è perciò convinta che solo con le cellule staminali embrionali si potrà superare la attuale medicina trasfusionale per entrare nell’era delle “medicina rigenerati va” che svincolerà le nostre società dalla necessità di cadaveri per il ricambio di organi e tessuti ed allontanerà da essa lo spettro – che diviene ogni giorno più concreto – del commercio di organi da adulti e da bambini.
Utilizzando questi nuovi mezzi di comunicazione ed informazione globale, gli italiani non hanno certamente bisogno di attendere il ritorno entusiastico dalla Germania del genetista Bruno Dallapiccola, presidente del Comitato “Scienza e Vita”, per apprendere che “nel liquido amniotico, a fine gravidanza, vi sono cellule pluripotenti, con alta capacità di differenziazione”. In effetti, avrebbero forse necessità di sapere con precisione se le citate cellule del liquido amniotico sono effettivamente “pluripotenti”, come le cellule staminali embrionali o se, come tutto lascia credere, sono invece delle cellule staminali “multipotentì” dotate quindi di alta possibilità differenziativa, ma soggette ad invecchiamento, come tutte le cellule del nostro corpo.
Il citato sondaggio ha anche rivelato che ben il 68% degli italiani ritiene “moralmente accettabile” impiegare embrioni umani per la ricerca. Gli italiani, fortemente contrari alla pena di morte, hanno quindi chiaramente capito che vi sono ottime ragioni di credere nella sostanziale differenza esistente tra le primissime fasi dello sviluppo umano (embrione preimpianto) e quelle successive. Non esiste quindi “tra gli italiani e la conoscenza della verità sulle cellule staminali alcun diaframma impastato di ideologia, interessi di bottega, malafede, ignoranza” che è stato teorizzato dall’editorialista di Avvenire (19 marzo 2005 ).
Tutto questo conferma che gli italiani, non solo sono pienamente in grado di decidere nel merito dei quesiti referendari, uno dei quali riguardante appunto la abolizione dei divieti posti dalla legge 40/2004 alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma sono anche consapevoli che una eventuale rinuncia a queste ricerche potrebbe pregiudicare seriamente quella rivoluzione in medicina che il loro impiego lascia prospettare e che la Commissione Dulbecco ha valutato sarà superiore persino a quella rappresentata dagli antibiotici.