Un professore di lettere, aduso alle più banali tecniche di manipolazione della comunicazione, ha organizzato intorno a dolore, emozioni e ignoranza su cosa è scienza e medicina una delle più insensate operazioni di persuasione di massa che l’Italia ricordi.
Avvalendosi della parola «staminale» ormai entrata (erroneamente) nell’immaginario collettivo come sinonimo di «cura», un signor nessuno in questo campo, assieme a una corte di medici altrettanto privi di competenza specifica in materia (e ad altri troppo silenziosi), hanno introdotto, come trattamento per malati delle più terribili malattie, un «metodo» mai esistito, basato su pretese cellule staminali mai trovate, dichiarate capaci di fare cose mai dimostrate. Con loro, in questo triste panorama ci sono, incolpevoli, i malati che la società dovrebbe tutelare. Ancora di più se bambini. I ciarlatani esistono da sempre. Si presentano come vittime, incompresi, emarginati. La loro «terapia» è sempre segreta, alternativa, miracolosa, idonea a curare le più diverse malattie.
Si avvalgono di strategie di persuasione organizzata, ingannano, estorcono soldi e fiducia, e oggi vengono addirittura «promossi» nei social network e dalla tv-spazzatura. In altri paesi questi vengono facilmente identificati e resi inoffensivi, spesso subito arrestati. II ciarlatano, da noi, invece si insedia incredibilmente in un ospedale pubblico, circuisee apparati, estorce consensi, per sedersi addirittura a tavoli di trattative ministeriali assieme a inorriditi ricercatori, clinici e scienziati competenti e di statura internazionale. Al tavolo si è poi aggiunta una parte della magistratura che si è arrogata il diritto di decidere cosa sia terapia. In alcuni casi si è avvalsa, persino e incredililmente, della consulenza dei ciarlatani stessi per affermare l’uso della pozione magica. Un’altra parte della magistratura, invece, nel frattempo studiava, si interrogava e si documentava sulla scienza, sui limiti delle proprie attribuzioni e sulle norme esistenti… il cui semplice rispetto avrebbe prevenuto tutte le Stamina del mondo. II terzo protagonista è stata la politica che, con il decreto Balduzzi, «grazia» il «metodo che non c’è» sostenendo che non sarebbe stato etico interrompere la somministrazione (di quell’inganno) a quei 12 malati che già lo avevano ricevuto. E ha così voglia l’ex ministro Balduzzi a giustificare quel grave atto incolpando il Senato che, mal ispirato, avrebbe poi voluto addirittura allargare a tutti i malati rari quel suo intento, aggiungendo la famigerata e pericolosissima derubricazione del «trattamento staminale» da farmaco a trapianto, con buona cassa da parte di tutti coloro che da quell’operazione planetaria erano fortemente attratti. Perché si, se il costo dell’operazione «Stamina (o simili) per tutti» l’ha saputo calcolare Michele De Luca, scienziato di fama mondiale – 45 miliardi di euro a fronte di efficacia zero – probabilmente anche chi ha emanato quel decreto e tutti coloro che lo hanno assecondato avrebbero potuto/dovuto fare quattro conti prima. Sventato durante il successivo iter parlamentare l’«Ocean’s Eleven italiano», lo Stato avrebbe anche risparmiato i milioni di euro che, invece, sinora ha gettato dalla finestra, nonché risparmiato un insulto alla competenza di una struttura ospedaliera sempre stata di primo piano e che risponde al nome di Spedali Civili di Brescia. Che Stamina fosse al centro d’interessi commerciali vistosi di imprenditori privi di scrupoli e dai probabili agganci planetari, Paolo Bianco, altro sta-minologo di fama mondiale, l’ha sempre evidenziato.
Del resto in tutto il mondo (quello privo di regole) esistono centinaia di «cliniche» che dispensano cocktail a base di staminali per ogni indicazione a prescindere dall’efficacia. Sono operazioni inutili, pericolose, che umiliano umanità, dignità, speranza A ciò si aggiungono i rischi. Nella letteratura medica cominciano a comparire le descrizioni delle conseguenze dei viaggi della speranza. Una giovane americana con una malattia neurologica si reca in uno di quei paesi per ricevere una di quelle pozioni. Contrae un’encefalomielite. I medici americani la salvano per miracolo. Un israeliano va in Russia. Dopo alcuni anni manifesta mal di testa. E un tumore. Le cellule non sono sue e derivano dal trapianto. Di incompetenza e false speranze si può morire. Cosa stia alla base del ciclopico deragliamento Stamina è ben spiegato nel libro di Gilberto Corbellini e Mauro Capocci Le cellule della speranza (Codice).
I due autori, storici della medicina, con il contributo di altri studiosi ripercorrono l’intera faccenda senza finte compassioni e magmatiche equistanze ma partendo dai fatti inequivocabili ricostruiti in un’impeccabile cronologia di oltre 50 pagine. Significativo il contributo di Valentina Mantua che, da psichiatria, delinea il profilo dei protagonisti neri di questa vicenda, e quello di Pino Donghi, un professionista della comunicazione scientifica, che traccia il quadro (sinistro) di quella sua professione quando svolta da incompetenti, su temi che toccano così da vicino emozioni e speranze. Come chiudere questa vicenda senza mai dimenticarla? Prima di tutto smettendola di seguire le ulteriori incorreggibili iniziative dei ciarlatani e dei loro eventuali complici – dei quali si sta occupando la magistratura. «Stralciando» (meglio dire «stracciando») il prima possibile il decreto Balduzzi che tanto male e confusione ha innescato. Sperando anche che gli organi competenti della magistratura richiamino il fatto che sono i medici a dispensare le cure, il cui accesso viene garantito dalla Costituzione. Infine, ricordando anche che alcuni scienziati e enti competenti si sono opposti immediatamente, dolorosamente, non potendo mentire. Tra questi ultimi l’Alfa (Agenzia italiana del farmaco), la cui ordinanza di blocco nel maggio 2012 aveva già detto tutto. Soprattutto che la medicina è un atto intellettuale e morale alto e che i medici compiono il loro dovere e rispettano i pazienti solo quando praticano trattamenti conosciuti, giustificati e sicuri, di cui vi siano forti presupposti d’efficacia o garanzia terapeutica.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.