Embrioni adottati per sottrarli al laboratorio e dunque ad una morte certa. E questo lo scopo principale del programma di adozione degli embrioni congelati, lanciato dall’istituto Marques presso la Clinica Cima di Barcellona già alla fine dello scorso anno.
Anche in Spagna, come pure in Italia, ci sono decine dì embrioni crioconservati. Decine di futuri potenziali bambini inutilizzati perché in più rispetto al desideri dei genitori o più semplicemente abbandonati.
Proprio nella prospettiva di non considerarli come dei «vuoti a perdere» in Spagna è stato dato il via libera alla possibilità di adottarli per chi lo desidera. Già quattordici donne sono rimaste incinte grazie all’impianto degli embrioni presi in «adozione». Altre trenta donne si stanno attualmente sottoponendo alle terapie ormonali necessarie prima dell’impianto.
Il programma è diretto dalla dottoressa Olga Serra che spiega come siano già novanta le coppie che hanno chiesto di poter accedere al programma di adozione. Di queste nove sono state escluse per controindicazioni dovute all’età ed a problemi medici mentre altre 37 attendono di poter iniziare il trattamento.
Le coppie non sono soltanto spagnole ma anche francesi, portoghesi ed in buona parte italiane. Forse spinti dalle restrizioni imposte dalla legge 40 sulla fecondazione assistita molti italiani si sono rivolti alla Spagna con la volontà di adottare un embrione: L’istituto Marques attende infatti per i prossimi giorni un gruppo di coppie italiane, quasi tutte con figli, accompagnate al sacerdote Oreste Benzi. Don Benzi aveva pubblicamente aderito all’iniziativa dell’Istituto Marques, invitando anche il governo italiano a dare il via libera all’adozione degli embrioni nel nostro Paese.
L’ipotesi di dare in adozione gli embrioni inutilizzati dal genitori era stata inizialmente ventilata durante la discussione sulla legge 40, che regolamenta le
tecniche di fecondazione assistita. Poi è stata accantonata sostanzialmente perché non c’era accordo su questo punto all’interno della maggioranza.
Nella sua formulazione finale la legge stabilisce che tutti gli embrioni «abbandonati» vengano raccolti e conservati in un centro specializzato a Milano, a tempo indeterminato. Ma mentre nel nostro Paese la ricerca sugli embrioni è stata vietata, in Spagna, proprio poche settimane fa, una commissione scientifica ad hoc ha dato il via libera ai primi quattro progetti che prevedono l’uso degli embrioni congelati a scopo di
ricerca scientifica.
Ecco perché l’Istituto ha deciso di partire con le adozioni, proprio per sottrarli alla ricerca. «Si tratta di un’iniziativa pilota -spiegano gli esperti dell’Isituto -che punta ad utilizzare embrioni provenienti da pazienti sani che hanno realizzato un trattamento di fecondazione in vitro e che hanno già completato il proprio desiderio riproduttivo».
La dottoressa Serra specifica però che non ci sono soltanto coppie a chiedere di adottare un embrione.
A farsi avanti ci sono anche donne single oppure omosessuali che ritengono l’adozione di un embrione più accettata o comunque più facile di un’inseminazione artificiale. Non mancano però le coppie che hanno già figli ma che«per ragioni etiche si propongono questa nuova forma di paternità allo scopo di evitare strumentalizzazioni a fini scientifici degli embrioni inutilizzati».
Spagna: la clinica che fa adottare gli embrioni
Francesca Angeli
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