Non esiste però quel paradiso, dove certi drammi non si pongono, ed è sommamente ingiusto sbrigare la pratica che emerge episodicamente con le norme di legge sull’omicidio o altrimenti punitive e repressive. Salvo credere che sia ancora attuale e ammissibile – se mai lo è stato – risolvere il problema facendo finta che siano altrettanti assassini i padri, le madri, i figli che “intervengono” su quel che rimane della vita dei loro cari interrompendone una prosecuzione miserabile e oltraggiosa. La replica, purtroppo largamente riproposta anche nella discussione politica, secondo cui “la vita è sacra”, non dovrebbe trovare nessun posto nella sistemazione normativa della questione. E non certo perché una simile obiezione sia trascurabile, ma ancora una volta per una considerazione di fatto, di ragionevolezza, di realtà, che sono le cose di cui la politica dovrebbe occuparsi e nelle quali la politica dovrebbe consistere. E la considerazione è che la cosiddetta “sacralità della vita” è compromessa innanzitutto dal comportamento di chi fa finta di nulla, preferendo che la vita, la dignità della vita e della morte, siano macellate da pratiche vietate nelle leggi ma irresponsabilmente lasciate correre nei fatti.
Non si risponda, come inaccettabilmente sì risponde ogni qualvolta si tratti di una qualsiasi legalizzazione di comportamenti tanto vietati nelle norme quanto ammessi nella realtà quotidiana, che allora tanto vale legalizzare il furto o l’omicidio, perché anch’ essi “esistono. Rispondere in questo modo, infatti, significa insultare doppiamente la condizione drammatica di chi si trova a non voler ulteriormente vivere o far vivere una vita giudicata non più tale: doppiamente, perché non solo si impedisce l’esercizio di “cure,perse stessi operi propri cari, che dovrebbero pur sottrarsi ai sindacati di uno Stato moraleggiante, e poi perché in quel modo si impone un marchio di infamia che nessuno, in verità, pensa sia davvero meritato. Che in questa realtà debba finalmente intervenire una regolamentazione civile è un esigenza di tutti. Soprattutto se la sacralità della vita” deve essere un fatto, una vicenda apprezzabile, piuttosto che un simulacro.