<b>5 Maggio 2003</b> – Che cos'è, esattamente, un embrione? Il quesito non è nuovo, ma due lavori appena pubblicati su riviste scientifiche internazionali lo riportano prepotentemente al centro del dibattito bioetico sulle cellule staminali embrionali. Mettersi d'accordo su questo punto non sarà facile, ma l'appeal politico di alcuni filoni di ricerca che vengono già battezzati come «la via etica alle staminali embrionali» dipende proprio dalla scelta di una definizione al riguardo. La cosiddetta clonazione terapeutica prevede il trasferimento di un nucleo prelevato da una cellula adulta all'interno di un ovocita enucleato, che poi si svilupperà dando origine a un embrione le cui cellule staminali hanno il patrimonio genetico desiderato. Questo procedimento fa nascere due problemi: innanzitutto occorre procurarsi gli ovociti, e questo richiede che un certo numero di donne si sottopongano a pesanti trattamenti ormonali per poterli donare. E poi, per poter ricavare le cellule staminali embrionali è necessario passare attraverso la distruzione dell'embrione stesso.
Ma all'orizzonte, per usare le parole di Arthur Caplan, potrebbe profilarsi un terremoto etico. Due giorni fa nella sezione Express di Science, Hans Schöler e Michele Boiani dell'università della Pennsylvania hanno dimostrato che cellule staminali embrionali di topo possono differenziarsi dando origine a cellule uovo, che reclutando cellule adiacenti possono formare delle strutture follicolari che poi danno origine a embrioni.
Se si riuscisse a ripetere l'exploit anche con le cellule umane e si dimostrasse che questi ovociti sono perfettamente normali, allora avremmo inventato una vera e propria fabbrica di cellule uovo, risolvendo alla radice il problema del loro reperimento. E non finisce qui, perché gli embrioni che si sviluppano spontaneamente dagli ovociti di Schöler probabilmente sono partenogenetici. In pratica non derivano dalla fusione della cellula uovo con uno spermatozoo, ma da un processo di riproduzione asessuata che è tipico di alcuni rettili e insetti.
Un embrione così prodotto deve essere considerato alla stregua di un vero embrione? Gli specialisti di partenogenesi rispondono in modo negativo: questi embrioni almeno nella specie umana non dovrebbero riuscire a svilupparsi dando origine a un individuo e questo farebbe cadere le obiezioni etiche al loro utilizzo come fonte di staminali embrionali. Non c'è da stupirsi quindi se il settore è in ascesa. Un lavoro uscito sull'ultimo numero di Stem Cells annuncia che la Stemron è riuscita a innescare la partenogenesi in ovociti umani producendo cellule staminali partenogenetiche e il prossimo passo sarà quello di coltivarle per cercare di ottenere delle linee cellulari. Questo tipo di staminali non sarebbe immunocompatibile al 100% perché non essendo sottoposte al trasferimento nucleare non possono essere riprogrammate con il Dna di ogni paziente, ma hanno due copie identiche di ogni gene e questo dovrebbe ridurre i problemi di rigetto.
È la quadratura del cerchio? In realtà è troppo presto per rinunciare a una pluralità di approcci e nessun filone di ricerca andrebbe scelto a discapito degli altri per ragioni politiche. Resta anche da vedere se il fronte cattolico è disposto a dare semaforo verde alla partenogenesi. Il 28 dicembre del 2000 la commissione presieduta da Renato Dulbecco aveva proposto la cosiddetta via italiana alle staminali embrionali, auspicando che si trovasse il modo di fare a meno degli ovociti cercando di costruire qualcosa di equivalente dal punto di vista funzionale: i cosiddetti «citoplasti artificiali». Quanto alla distruzione degli embrioni, il rapporto Dulbecco suggeriva di stimolare gli ovociti clonati a dividersi mettendo in atto una sorta di espansione cellulare simile a quella che si utilizza per produrre la cute da trapiantare ai grandi ustionati. Secondo questo modello, le staminali embrionali verrebbero ricavate da entità dette «sfere embrioidi» che non hanno le caratteristiche per svilupparsi in individui. La via suggerita dalla commissione inizialmente aveva convinto anche il fronte cattolico, che però ha ben presto fatto marcia indietro.
A seconda della definizione che viene adottata, infatti, le sfere embrioidi possono essere ricondotte nella categoria degli embrioni oppure restarne fuori, con ovvie conseguenze per la liceità del loro utilizzo. Il 10 aprile di quest'anno, inoltre, all'Europarlamento c'è stato il tentativo di far passare una definizione che chiuderebbe tutte le porte. Un embrione infatti sarebbe: «Qualsiasi organismo che sia derivato per fecondazione, partenogenesi, clonazione o qualunque altro mezzo a partire da uno o più gameti o cellule diploidi». La maggioranza degli eurodeputati ha respinto questa definizione inserita in una bozza di direttiva, ma la domanda continua a incombere: cosa s'intende con la parola embrione?