<b>14 Ottobre 2003</b> – Se non è clonazione poco ci manca e questa volta non si tratta di una bufala raeliana. L'esperimento che sarà presentato oggi al meeting annuale della Società americana di medicina riproduttiva che si tiene a San Antonio è destinato a scatenare un polverone. Infatti i ricercatori hanno portato armi e bagagli in Cina dopo che le autorità statunitensi avevano vietato al team della New York University guidato da James Grifo di dare seguito al progetto estremo di fecondazione assistita in terra americana. E hanno utilizzato la stessa tecnica usata nella clonazione facendo sviluppare tre feti fino a una fase avanzata di gestazione. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal il team misto sino-americano avrebbe operato una fecondazione in vitro con i gameti degli aspiranti genitori, poi avrebbe aspirato i due pronuclei maschile e femminile dall'ovocita fecondato per trasferirli nell'ovocita enucleato di una donatrice e impiantare quest'ultimo nell'utero dell'aspirante madre. Su 5 embrioni trasferiti 3 si sono impiantati. Il primo è stato eliminato per ridurre i rischi di una gravidanza multipla, il secondo è morto dopo 4 mesi per rottura del sacco amniotico, il terzo è rimasto vittima di un'infezione silente dopo ben 29 settimane di gravidanza. I ricercatori dunque sono ricorsi al trasferimento nucleare, ma diversamente da quanto accade con la clonazione propriamente detta i feti ottenuti non erano la copia genetica di nessuno ma contenevano piuttosto il Dna di tre persone: quello nucleare dei due aspiranti genitori e quello mitocondriale della donatrice. Ovviamente c'è chi vede in questa tripla genitorialità genetica un problema di ordine etico, ma non è questo il punto. Il potenziale esplosivo dell'esperimento è legato al fatto che non sembra possibile liquidare la vicenda aggiungendo una new entry alla lista nera degli spregiudicati clonatori alla Antinori. Questa storia illumina uno spicchio assai più vasto della comunità scientifica e ci fa toccare con mano l'interesse degli specialisti di fecondazione assistita per la tecnica del trasferimento nucleare. Si tratta di un interesse che finora era rimasto nell'ombra soffocato dalle polemiche ma non costituisce una sorpresa. Lo scorso anno un sondaggio interno avrebbe fotografato una posizione piuttosto sfumata della Società americana di medicina riproduttiva, piuttosto distante dalla generica e quasi unanime condanna della clonazione riproduttiva espressa in altri ambienti scientifici. Il motivo è semplice: il trasferimento nucleare potrebbe risolvere i problemi di sterilità di donne ultraquarantenni o portatrici di patologie mitocondriali in modo più efficace della tecnica correntemente usata, l'iniezione citoplasmatica.. La distinzione tra clonazione riproduttiva e clonazione con finalità terapeutiche dunque non basta più. I tempi richiedono che il dibattito pubblico eviti di confondere anche i diversi utilizzi del trasferimento nucleare a scopo riproduttivo.
Ma ci sono altri elementi destinati a suscitare polemiche. Innanzitutto la tecnica utilizzata dal team sino-americano prevede una manipolazione pesante. I rischi sono inferiori a quelli della clonazione vera e propria perché non è necessario riprogrammare alcun orologio biologico, ma gli studi sul topo hanno dimostrato che possono insorgere problemi di incompatibilità tra il genoma nucleare materno e quello mitocondriale della donatrice. Il nuclear transfer insomma sarebbe un'opzione sensata soltanto in casi estremi e non è ancora chiaro se l'esperimento di Grifo soddisfi questa condizione o sia piuttosto una prova di «ginnastica tecnica» operata senza reale necessità. Se le indiscrezioni trapelate fin qui sono corrette, dunque, ci saranno molti nodi dolenti su cui discutere. Sinora Pechino si è preoccupata ben poco di regolamentare questo settore di ricerca e la Cina ha rischiato di diventare un polo di attrazione per gli studi più controversi, ma l'1 ottobre è entrata in vigore una nuova legge che vieta la clonazione riproduttiva. L'interpretazione che sarà data a queste regole regole deciderà se exploit come quello appena annunciato saranno permessi anche in futuro. Il team di Grifo comunque avrebbe già violato una vecchia normativa cinese che vieta la compravendità di gameti, acquistando almeno in un caso gli ovociti da una bracciante per 1000 dollari. Un'infrazione così pesante dal punto di vista etico, unita alla decisione di operare una sorta di turismo scientifico in cerca di deregulation, sono ingredienti più che sufficienti per uno scandalo in piena regola. E rischiano di oscurare, ahimé, le legittime richieste di distinguo avanzate dagli specialisti di fecondazione assistita. Portando definitivamente a picco ogni genere di nuclear transfer insieme alla clonazione vera e propria.
SE NON È CLONAZIONE POCO CI MANCA. ORA CI STA PROVANDO LA SCIENZA SERIA (Il Riformista)
<i>CONFINI. TRE EMBRIONI IMPIANTATI APRONO UN NUOVO FRONTE</i>