Siamo contrari perché: a) il mancato gettito dell’Ici ricadrebbe sull’intera collettività, compresi i soggetti che non hanno interessi religiosi, o appartengono a religioni o confessioni che non hanno stipulato spesso non per loro difetto intese con lo Stato. b) L’esenzione ditali immobili si risolverebbe in un ulteriore privilegio, in aggiunta a quello derivante dall’ 8x l000,a quello relativo all’incostituzionale finanziamento pubblico diretto e indiretto di scuole e università private,a quello previsto per le attività parrocchiali e nelle strutture sanitarie, per non dire dell’immissione in ruolo senza concorso degli insegnanti di religione cattolica. c) I numerosi e ingiustificati privilegi economici per la chiesa cattolica (la cui estensione alle altre religioni è una trasparente foglia di fico) sono con ogni evidenza dettati dalla caccia a un elettorato sedicente «cattolico», la cui esiguità numerica non ne diminuisce il peso politico, che può rivelarsi decisivo per il prevalere di una coalizione sull’altra, in un Paese spaccato pressapoco a metà.
Riportare la «difesa della religione» (meglio se cristiana, e ancor meglio se cattolica) a benefici economici, da un lato de-responsabilizza ancor più i credenti nel personale impegno economico, e dall’altro implica l’accettazione d’una sorta di «convivenza pacifica» tra Dio e Mammona.
Laura Ronchi + 23 firme
risponde CORRADO AUGIAS
VORREI che la questione fosse chiara almeno nei suoi termini pratici. I dati che riparto (arrotondati) sono del 2004 e provengono dal Ministero dell’Economia. I denari distribuiti su scelta diretta dei cittadini sono circa il 40% del totale. Per le destinazioni principali essi vanno: 310 milioni alla chiesa cattolica;35mln allo Stato; 4 mln e mezzo agli evangelici valdesi; 1,4 mln, alle comunità ebraiche; 1,1 mln ai luterani. E chi non esprime preferenze? Magari credendo di risparmiare così quell’obolo? I denari sono in realtà prelevati automaticamente da tutte le dichiarazioni e ripartiti in proporzione alle scelte espresse.
Alla chiesa cattolica vanno così altri 472 mln; allo Stato, 63; alle comunità ebraiche 2,2; ai luterani 1,6 mln. Ai valdesi niente per loro rinuncia a fondi che non siano esplicitamente devoluti alla loro confessione. Questa ripartizione e stabilita dalla legge 20 maggio 1985 con la quale s’e previsto, art. 47, che il contribuente avrebbe dedicato l’8 per mille del suo reddito ad attività sociali, umanitarie, e avrebbe scelto il destinatario: lo Stato o la Chiesa cui si sono poi aggiunte altre confessioni religiose.
Come mai una tale disparità (l a 10 ca.) a favore della chiesa rispetto allo Stato? Per ragioni di fede, credo, ma anche grazie all’abile e insistente campagna pubblicitaria che la Chiesa si può permettere mentre Stato, e altre confessioni, non vogliono o non hanno i mezzi per fare. Si potrebbe cambiare? Certamente se ci fosse una volontà politica adeguata aggiungendo per esempio fini assai meritori come la ricerca scientifica o la lotta contro il cancro.