Se per diventare mamma devi andare a Malaga

Gioia
Corrado Formigli

Un caro amico, mega dirigente d’azienda, è tornato da poco dal Belgio. Era andato lì a sposarsi. Finalmente, con il suo compagno. Ha dato una bella festa d’addio all’Italia, prendendosi una ciucca memorabile. Tornerà a vivere a Bruxelles, dopo aver trattato una buonuscita sufficiente a cominciare la sua seconda vita da italiano all’estero. Nella bambagia dell’amore e dei diritti. Un’antica ancora più cara ha da poco partorito un bimbo di nome Matteo. Dovendo ricorrere alla procreazione assistita, è andata in Spagna con suo marito. In Italia, lo sapete, la legge 40 pone tanti di quei limiti e vincoli che avere un bambino è un sei all’enalotto. Così ha preso un aereo, ha fatto la fila in una clinica di Malaga. E alla fine cc l’ha fatta, è diventata mamma. La terza persona di cui vorrei parlarvi non la conosco, ma so il suo nome: Piera Franchini di anni 75, malata terminale. Poche settimane fa ha preso un treno per Zurigo, si è distesa sul lettino di un dottore che l’ha addormentata per sempre. Si chiama eutanasia, la sceglie chi è malato. E’ vietata in Italia ma ammessa nella città svizzera, meta di uomini e donne stanchi della sofferenza fine a se stessa. La vita, la morte, l’amore. Pensateci bene: in Italia non puoi sposare una persona del tuo stesso sesso, superare gli ostacoli di una maternità difficile, chiudere l’ultima, dolorosa pagina della tua esistenza. Non sono obiettivi lontani ma raggiungibili. Sono utopie, traguardi impossibili, mete immaginarie. In Italia se non sei sposato possono impedire al tuo convivente di entrare in una sala di rianimazione, o di leggere una cartella clinica. Perfino i figli nati fuori dal matrimonio sono bambini di un dio minore. Sto pensando tutto questo mentre vedo lo stuolo di ministri e sottosegretari del nuovo governo Letta. Mentre leggo Ie parole dell’ omofoba sottosegretaria Biancofiore, mentre cerco inutilmente nel discorso alle Camere del nuovo premier un frammento che parli di diritti civili, coppie, procreazione, testamento biologico. Niente. Siamo una massa di cittadini sconvolti dalla crisi, di licenziati c cassintegrati. l In grumo di esodati. Siamo il popolo della recessione, i figli dell’austerity, e in quanto tali destinatari di provvedimenti, decreti, regolamenti. Ma come individui, siamo quelli di sempre. Indietro sull’Occidente, fanalini d’Europa. Niente coppie di fatto. Stop ai diritti del malato. Guai ai trans, occhio ai gay, fermi con quelle provette. Con la scusa dell’emergenza e dell’eterna transizione, l’Italia delle larghe intese è ancora e sempre la patria avara di sessanta milioni di turisti dei diritti.  Nascere, morire, amare: a volte in Italia “non si può”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.