Scienza senza Coscienza?

Siccome credo nella ricerca scientifica, sono d’accordo che certe regole devono essere rispettate. Però mi pongo sempre una domanda, fin da quando mi occupo di tematiche che riguardano la nostra vita: quando non c’è una cura, non c’è una terapia efficace che possa dare un minimo di possibilità di sopravvivenza, si può ricorrere a cure non ufficiali? Perfino rischiose? La risposta forse non può valere per ogni situazione. Ma nel caso di alcune malattie rare, gravissime (sulle quali si fa ricerca però in modo insufficiente e sulle quali le industrie e lo Stato sono molto in ritardo), quando non restano che la disperazione e la rassegnazione, forse si può rispondere affermativamente.

Questo non significa rimettere tutto in discussione né vuol dire che il lavoro dei laboratori e dei tanti bravi studiosi italiani deve andare a farsi friggere. Semmai una scelta “forte”, destinata a dividere, può essere da stimolo per riflettere. Perché qui non si discute soltanto del metodo scientifico, bensì anche del dolore delle persone, delle emozioni che provano i genitori di una bimba senza un domani, del fatto che quando si ha che fare con la sopravvivenza – e soprattutto con la morte certa – entrano in ballo altri sentimenti e comportamenti poco razionali, eppure degni di essere presi in considerazione. Perché, come dice un anziano professore, gli esseri umani non sono soltanto molecole.

A volte il mondo scientifico –  non tutto, perché ad esempio il professor Veronesi è più attento di tanti altri verso il dolore – si chiude a riccio dentro il “metodo”, che non si può sgarrare altrimenti salta tutta l’impalcatura. Non è cosi. O non è sempre cosi. Ogni situazione si presenta in modo diverso e va affrontata nella sua complessità. La medicina, nella sua imperfezione, non può sbattere la porta quando non è in grado di dare risposte efficaci contro la malattia. Deve interrogarsi. Ed essere anche capace di rimettere in discussione le proprie certezze.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.