<b>12 Ottobre 2003</b> – Min. Sirchia, "lo scenario terribile" che lei paventa è sotto gli occhi di tutti, dei dott. Morino, dei Vincent, sono i viaggi in Svizzera, le indagini tra i rianimatori, le notizie dalla Spagna… signor min. solo lei non vede o non vuol vedere quello che discrimina i malati terminali: chi -incontra- il medico -giusto- è dispensato da un surplus di inutili sofferenze, altri devono -bere l'amaro calice- fino alla feccia. Lei dice che la società non può accettare…la società ha già accettato, e non ha -accettato- per cinismo o utilitarismo, ha accettato perchè sempre più figli, sempre più genitori hanno vissuto il dramma di vedere la persona cara costretta da terapie che hanno perduto di vista il benessere del paziente e la qualità della vita per superare il limite della malattia stessa. Signor min. Sirchia, io ho ancora vivo il ricordo di un uomo di 72 anni colpito dalla SLA. Ricoverato per una insufficienza respiratoria grave è stato tracheotomizzato, alimentato artificialmente, ventilato e aspirato in continuazione. Chiedeva ai medici di poter morire…le terapie intensive gli hanno -regalato- due mesi in più di vita. Due mesi in una sala di rianimazione, due mesi di inutili sofferenze, due mesi in cui le visite dei congiunti erano limitate a 5 minuti al giorno. Caro signor min. Sirchia, questo è uno degli scenari terribili che lei paventa per il futuro mentre molti terminali vivono in questo presente.
SCENARI TERRIBILI
<i>Sirchia: "Il ministro, pur toccato dalla testimonianza indiretta di una persona per la grave condizione in cui vive ormai da anni accanto ad un parente al quale e' stata diagnosticata una malattia irreversibile, ha aggiunto che il suo no all'eutanasia «non e' dettato da motivazioni religiose, ma da cardini su cui si basa la societa' che non puo' accettare che qualcuno, anche su richiesta di chi soffre e magari e' alterato dalla condizione di malato, possa porre fine all'esistenza. Accettare questo significherebbe aprire uno scenario terribile»."</i>