Sanità, sei ore di faccia a faccia la sfida sulla riforma va in diretta tv

Federico Rampini

ObamaNEW YORK – «Ricordo quando dovetti correre al pronto soccorso  con mia figlia Sasha, che aveva 8 anni, colpita dalla meningite. E mentre aspettavo fuori dalla sala  operatoria mi chiedevo cosa ci sarebbe successo senza una buona assicurazione». Barack Obama  racconta anche la crisi di asma dell’altra figlia, Malia,  quando aveva 11 anni. Rievocala morte di sua madre per un tumore  alle ovaie. Forse poteva essere  salvata, se l`assicurazione avesse  pagato cure più care. Il presidente gioca sul tasto dell`esperienza  personale, un vissuto che lo mette in sintonia con milioni di americani  alle prese con le stesse ansie,  gli stessi drammi. Si apre così   ieri la maratona televisiva con cui  Obama cerca di sbloccare la riforma  sanitaria.

Un happening, uno   psicodramma, "grande teatro della politica", è stato definito. Di certo un evento inedito. Quaranta   parlamentari, equamente ripartiti   fra la maggioranza democratica   e l`opposizione repubblicana,   riuniti attorno a un tavolo   per sei ore a discutere col presidente   davanti alle telecamere. Il   palcoscenico:la BlairHouse, storica   foresteria presidenziale su   Pennsylvania Avenue dirimpetto   alla Casa Bianca. Gli indici d`ascolto:   modesti come sempre su   C-Span, la tv pubblica che riprende  l`intero dibattito. Ma tutte le   cable-tv d`informazioni – Fox,   Msnbc, Cnn – lo trasmettono   quasi integralmente. Un`occasione   per i cittadini americani di   vedere «i loro rappresentanti al lavoro, alla luce del sole», sostiene   Obama.   Il presidente cerca di dare il tono   di un dialogo sincero, alla ricerca di vere   convergenze bi-partisan.   «Non sono sicuro – dice in  apertura- che riusciremo a colmare   la distanza che ci separa. Ma   voglio che questa sia una vera discussione, non uno scambio a colpi di slogan». Eppure gli scivoloni in   quella direzione non mancano.   Il battibecco più acceso ha   per protagonisti lo stesso presidente   e il suo ex rivale nelle elezioni   del 2008, il senatore repubblicano   John McCain. «Con un   anno di ritardo – attacca l`esponente   della destra – finalmente   mantieni la promessa di un dibattito   teletrasmesso in diretta.   Finora queste 2.400 pagine del   progetto democratico di riforma   sanitaria sono state il frutto di negoziati  a porte chiuse, compromessi   impresentabili». Obama   contrattacca: «John, parliamo di   contenuti, guarda che la campagna   elettorale è finita». L`altro   scoppia a ridere: «Questo lo ricordo   ogni giorno». Altri come Obama   parlano di vicende personali.   George Miller, deputato democratico   della California, ammalato   di artrite e con due protesi   d`anca: «Se dovessi comprami   una polizza assicurativa individuale sarei già morto». Nancy Pelosi,   la presidente della Camera,   riassume: «Non c`è più tempo da   perdere. Molti americani sono   arrivati davvero al capolinea». Il   senatore democratico Jay Rockefeller ricorda il   recente rincaro del   39% sulle polizze della più grande   assicurazione californiana, Blue Cross: «Le compagnie assicurative sono pescecani che nuotano   appena sotto la superficie. Ti accorgi  che ci sono quando hai i loro denti nella carne». Anche un   senatore repubblicano, Tom Coburn,   fa un quadro drammatico:   «Non diamo nessun incentivo alla   prevenzione. Non premiamo   chi riduce i rischi delle malattie   croniche. Un terzo della spesa sanitaria   non aiuta nessuno in questo   paese». La destra attacca la   Casa Bianca sul suo tallone d`Achille,   i costi della riforma. Il deputato   repubblicano Dave Camp   citalo studio di un`authority indipendente,   il Congressional Budget   Office: «Se passa la riforma   nella versione votata dai democratici al Senato, per gli americani   che si assicurano individualmente   le tariffe aumenteranno   dal 10% al 13%". Obama reagisce:   « Pago il 10% in più perché non sto comprando una mela ma un`arancia.   Il raffronto sui costi non   vale, perché la qualità dell`assistenza   migliora sostanzialmente».   Questo resta il punto più controverso   della riforma. Quando si   parla di garantire le cure mediche   a 31 milioni di americani che oggi   non sono assicurati, non bisogna   confondersi con il modello   europeo. Nel progetto dei democratici   la maggior parte dei nuovi   assicurati dovranno comprarsi   una polizza privata pagandola di   tasca propria; salvo risparmiare   una quota del costo grazie a un   sussidio statale. Obama riassume   così: «Vogliamo creare un   mercato concorrenziale, dove individui   e datori di lavoro possano   scegliere fra varie assicurazioni in   competizione tra loro, con la   stessa ricchezza di opzioni di cui   oggi godono i membri del Congresso.   E chi non può permetterselo   avrà i sussidi». Gli aiuti pubblici   allevieranno la fattura per le   famiglie fino a 88.000 dollari di   reddito annuo (quattro volte sopra   la soglia della povertà per un   nucleo di quattro persone). Ma i democratici hanno già un piano  B. Si limiterebbe ad allargare l’assistenza   a 15 milioni di persone. E   potrebbero approvarlo con la   procedura di "riconciliazione",   aborrita dai repubblicani, che   consente di votare a maggioranza semplice   aggirando l`ostruzionismo.   Perché il grande teatro in   diretta tv ha avuto gli effetti previsti:   una bella battaglia di comunicazione,   e nemici come prima.   Riflettori e telecamere non sono   fatti per agevolare i compromessi.   Anzi, ciascuno tende a segnare   dei punti "contro", in vista delle   elezioni di novembre.   

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